FEBBRAIO 1999 - N° 5 Periodico di comunicazione della Parrocchia Maria Ausiliatrice di DOGANA (R.S.M.)

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SOMMARIO

Il latte della scuola
Quaresima tempo favorevole
Alla scoperta del Padre
In attesa della nuova chiesa
L'anno giubilare
La morte quotidiana
La lettera pastorale del vescovo Paolo
Pio esercizio della Via Crucis
Appuntamenti e tempo libero

IL LATTE DELLA SCUOLA

Winston Churchill disse che non c'è miglior affare per una nazione che mettere latte nei bambini. Anch'io lo credo e come genitore mi chiedo: quale latte voglio per i miei figli? Chi deve darglielo e come? In altre parole mi chiedo come far crescere i miei figli, non solo fisicamente, ma umanamente.
Due sono gli ambienti nei quali i bimbi maturano: la famiglia e la scuola e questi debbono cooperare profondamente aiutandosi nel difficile compito educativo.
Può evitare di finire in un fosso un carro trainato da due cavalli che vogliono andare in diverse direzioni?
Avere una direzione sola non basta, deve essere quella giusta; e c'è perfino una cosa più importante: il bambino dev’essere il protagonista del processo educativo.
Ogni scelta dev’essere presa nel suo interesse.
Quello che a me pare che manchi è un dibattito sereno, un confronto leale.
Io sono disponibile, chi altri lo è?

(P. B.)

Su questo ed altri argomenti aspettiamo le vostre osservazioni e domande

 

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QUARESIMA TEMPO FAVOREVOLE

L'annuale cammino di penitenza della Quaresima è il tempo della grazia; durante il quale si sale al monte santo della Pasqua". (Lettera della Congregazione per il culto, 1998).
I fedeli attraverso l'ascolto più frequente della Parola di Dio ed una più intensa orazione vengono preparati con la Penitenza a rinnovare le promesse battesimali.

(don Marco parroco)

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ALLA SCOPERTA DEL PADRE

NEL PERDONO

"[…] Padre ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. […] il Padre lo vide e, commosso, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò" (Lc.15,18-20)

Il primo passaggio, per la scoperta del Padre, ritengo senz'altro l'esperienza del perdono: un cristiano può sentirsi veramente tale solo dopo aver gustato l'abbraccio caldo e accogliente di un Padre che, dimenticando offese e affronti ricevuti, resta sempre in attesa di un ‘figliol prodigo’ che ritorni.
Potrebbe sembrare assurdo il dire, ma nella prospettiva del perdono è sicuramente necessario, che la tentazione e il peccato devono esistere, sono necessari, altrimenti uno non può sentirsi cristiano.
In quest'ottica una donna, un uomo, chiunque voglia mettersi al seguito di Cristo e si stia impegnando a metterne in atto gli insegnamenti, non potrà mai dire di aver raggiunto la perfezione; anzi qualora un cristiano si sentisse con la coscienza a posto, cioè libero dal peccato, e non si sentisse oggetto di tentazioni del maligno, dovrebbe temere grandemente per la sua salvezza in quanto Satana avrebbe già messo una grossa ipoteca sul suo futuro.
Sempre con l'impegno di non cedere alle tentazioni e di sfuggire al peccato, in fondo in fondo la presenza del peccato e delle tentazioni è un banco di prova su cui possiamo sperimentare l'amore che Dio Padre ci riserva per tutte le volte che, pentiti, gli chiediamo perdono per le nostre colpe.

(L. M.)
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IN ATTESA DELLA NUOVA CHIESA...

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ALTARE

Tavola su cui viene celebrata l’Eucaristia e su cui il Signore rende presente il suo sacrificio della Croce e si offre come cibo al popolo dei credenti.
La denominazione di altare si trova già in Eb. 13,10. Poiché rappresenta Cristo, l’altare è in genere di pietra e ci rimanda a Cristo pietra angolare. La tavola ci ricorda l’Ultima Cena e l’istituzione dell’Eucaristia (Mt.26,26-29): "Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Poi prese il calice e dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti in remissione dei peccati".
In ogni chiesa deve essere predisposto un solo altare. Non può essere appoggiato a pareti e deve rappresentare il cuore dell’edificio, punto visibile da ogni angolo della chiesa e verso il quale si rivolge spontaneamente l’attenzione dell’assemblea. L'altare di norma è inamovibile, fissato saldamente al pavimento e all'interno conserva le reliquie di qualche santo; è ricoperto da una tovaglia e vi trovano posto due o più candelieri insieme ad una composizione floreale.
Il nostro altare di Dogana, con il basamento in pietra di S. Marino opera dello scultore di Serravalle Canzio Bardozzi, raffigura i vendemmiatori e i mietitori che offrono i loro doni a Cristo che a sua volta li presenta al Padre; è composto da una grande piana di marmo, e racchiude al suo interno le reliquie di alcuni martiri. L'altare è stato offerto dai famigliari di Don Agostino Raimondi in sua memoria.

AMBONE

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Luogo elevato, sempre all'interno del presbiterio da cui avviene la proclamazione della parola di Dio; chi accede a quel luogo presta la sua voce a Dio che ammaestra i suoi fedeli, è anche il luogo dell'omelia. Non è invece destinato alla lettura di avvisi e alla proposta di canti. L'ambone presenta per lo più una configurazione artistica ed è dotato di un leggio. Il panno del leggio, nel colore del giorno, caratterizza l'ambone come luogo liturgico. Sovente sul davanti dell'ambone è riportata una breve frase che sintetizza il tema evangelico della domenica.

(G. G.)

 

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L'ANNO GIUBILARE

 

Settecento anni separano il Giubileo dell'anno 2000 dal primo, ufficialmente indetto da Bonifacio VIII nel 1300.
Le origini di questa pratica devozionale, così sentita nella Chiesa cattolica, sono, però, assai più remote. Nell’Antico Testamento si trovano diversi riferimenti all'anno giubilare: è quindi nella tradizione ebraica che affondano le radici di tale evento. Inoltre, nei primi secoli dell'era cristiana, diversi padri della Chiesa, si occuparono, nelle loro opere, del giubileo. Né mancarono, in altri settori della società, momenti e occasioni di devozione popolare nel corso dei quali emerse la sopravvivenza di tale memoria.
Se dunque il Giubileo conobbe solo con l'inizio del XIV secolo la sua istituzionalizzazione, in realtà, come ogni concreto evento storico, trasse origine da ideali ed aneliti più remoti, profondamente legati alla tradizione religiosa e culturale giudaico-cristiana.
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Il termine giubileo deriva dall'ebraico Yobel, vocabolo che stava ad indicare il montone guida del gregge. Di qui il termine passò a significare il corno del montone e quindi il suono di questo e, infine, la festività che con esso si sarebbe annunciata, secondo le prescrizioni contenute al capitolo 25 del Levitico. In esso si racconta di come Dio parlò a Mosè, sul monte Sinai, dando le prescrizioni da osservare nella Terra Promessa. Fra queste vi era il giubileo, strettamente legato alla periodicità settenaria:
Quando entrerete nel paese che io vi do, la terra dovrà avere il suo sabato consacrato al Signore. Per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore; non seminerai il tuo campo e non poterai la tua vigna… (Lv 25, 24)
"Il giubileo era, pertanto, un tempo dedicato in modo particolare a Dio.
Esso cadeva ogni settimo anno, secondo la legge di Mosè: era "l'anno sabbatico", durante il quale si lasciava riposare la terra e venivano liberati gli schiavi. L'obbligo della liberazione degli schiavi veniva regolato da prescrizioni dettagliate contenute nel Libro dell’Esodo (23, 10-11), del Levitico (25, 1-28), del Deuteronomio (15, 1-6) e cioè, praticamente, in tutta la legislazione biblica. Nell'anno sabbatico, oltre alla liberazione degli schiavi, la legge prevedeva il condono di tutti i debiti, secondo precise prescrizioni e tutto ciò doveva essere fatto in onore di Dio" (Tertio millennio adveniente, 12).
Quanto riguardava l’anno sabbatico valeva anche per quello giubilare, che cadeva ogni cinquant’anni. Nell'anno giubilare però le usanze di quello sabbatico erano ampliate e celebrate ancor più solennemente

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Leggiamo ancora in Levitico 25, 8-12:

v. 8: Conterai anche sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni.
v. 9: Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba dell'acclamazione; nel giorno dell'espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese.
v. 10: Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia.
v. 11: Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo: non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno a sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate.
v. 12: Poiché è il giubileo, esso vi sarà sacro, potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi.

L'utilizzazione dello Yobel (tromba dell'acclamazione) nel decimo giorno del settimo mese, ossia nel giorno dell'espiazione (detto anche Kip-pur) sottolinea la solennità e l'atteggiamento di penitenza con il quale viene introdotto l'anno giubilare.
Si tratta di un giorno solenne in quanto appartiene alla stessa volontà del Signore la celebrazione dell'anno giubilare; ma questo rappresenta anche il giorno della richiesta di perdono giacché si riconosce che, comunque, ogni restituzione di terreni, di proprietà e di persone suppone la violazione della legge fondamentale secondo la quale la terra e l'uomo non appartengono a nessun altro, per quanto si sia ricchi, ma soltanto al Signore.
"Una delle conseguenze più significative dell'anno giubilare era la generale emancipazione" di tutti gli abitanti bisognosi di liberazione. In questa occasione ogni israelita rientrava in possesso della terra dei suoi padri, se eventualmente l'aveva venduta o persa cadendo in schiavitù. Non si poteva essere privati in modo definitivo della terra, poiché essa apparteneva a Dio, né gli israeliti potevano rimanere per sempre in una situazione di schiavitù, dato che Dio li aveva riscattati per sé come esclusiva proprietà liberandoli dalla schiavitù in Egitto" (Tertio millennio adveniente, 12).
Avrebbe dovuto essere, dunque, una tappa storica e sociale di fondamentale importanza. L'anno giubileo, amplificazione di quelli sabbatici, doveva compiere solennemente le scadenze di questi, sottolineando la provvisorietà della dimensione sociale stabilita dalle vicende umane, delle proprietà e delle libertà individuali; Dio infatti era considerato proprietario e amministratore di tutto il creato. Tale prospettiva veniva a soddisfare un'esigenza di giustizia sociale, per la protezione e l'affrancamento, che si proiettava sui poveri e sugli schiavi. Anche in altre legislazioni di popoli dell’Oriente Antico (Mesopotamia) si ritrovano disposizioni simi-li. Ma ciò che distinse il giubileo, già al suo primo apparire, fu il forte senso di tempo eccezionale, di pace, di libertà, di ricomposizione dei rapporti umani. L'anno giubilare doveva restituire l'eguaglianza tra tutti i figli di Israele.

(G. C.)

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L'ANGOLO DELLA RIFLESSIONE

La "morte" quotidiana

Il tempo di quaresima ci interpella sul nostro essere oggi, nella concreta realtà; ritengo utile riflettere su questo pensiero che l'illustre statista e fervente cristiano, Alcide De Gasperi, ci suggerisce.
"Prepararsi alla morte vuol dire fare quotidiana-mente il proprio dovere con spirito di umiltà e senza far notare agli altri il peso che si porta.
L'eroismo della perseveranza nelle umiliazioni è molto difficile e più meritorio del gesto eroico, il quale, in date circostanze, può riuscire a tutti. ...
Il cristianesimo è misericordia; l'umiltà è superare la paura del rischio dell'insuccesso e quindi è azione. Noi portiamo la morte con noi; mano a mano che avanziamo nella vita moriamo alle cose e in parte a noi stessi."


(A cura di C. M.)


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Signore, padre e dio della mia vita

LA LETTERA PASTORALE DEL VESCOVO PAOLO

Nella visita che sta facendo nelle nostre case per portarci la benedizione pasquale, don Marco è accompagnato idealmente dal nostro vescovo Paolo.
La Lettera Pastorale che don Marco ci lascia è il messaggio che il Vescovo vuole fare arrivare, in occasione della quaresima e della pasqua di quest'anno, a tutti noi, e vuole farci scoprire la figura di Dio Padre, in quest'anno di vigilia al grande Giubileo del 2000.

Il messaggio del vescovo Paolo si pone, con un linguaggio semplice e comprensibile, come risposta agli interrogativi che ogni giorno ci passano per la mente, come ad esempio:

Anche le immagini riprodotte ci indicano un itinerario da seguire; a me ha colpito in particolare:

(L. M.)

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PIO ESERCIZIO DELLA VIA CRUCIS

la volontà del padre

1a staz. Gesù è condannato a morte
Anche se l'Autorità può sembrare pesante ed invadente, è sempre una manifestazione della volontà del Padre.
Preghiamo: Signore, aiutaci ad accettare senza discutere ogni ordine o disposizione ci venga impartita.

2a staz. Gesù riceve la croce
Il peso del sacrificio è un buon mezzo per scoprire la vera volontà del Padre.
Preghiamo: Signore, aiutaci a valorizzare ogni occasione di sacrificio.

3a staz. Gesù cade la prima volta
Di fronte ad un Padre non ci si deve scandalizzare di eventuali cadute.
Preghiamo: Signore, aiutaci a rialzarci dopo ogni peccato.

4a staz. Gesù incontra sua Madre
L'incontro con Maria, la donna del primo sì, è indispensabile per chi vuol cercare la volontà del Padre.
Preghiamo: Signore, aiutaci a non evitare l'incontro con tua Madre.

5a staz. Gesù è aiutato dal Cireneo
Riconoscerci in questo uomo che accetta di dare il suo aiuto, è mettersi sulla strada della volontà del Padre.
Preghiamo: Signore perdonaci per ogni volta che ci tiriamo indietro.

6a staz. Gesù è soccorso dalla Veronica
A chi accetta di soccorrere chi ha bisogno, Gesù fa conoscere il suo vero volto di uomo del dolore.
Preghiamo: Signore, aiutaci a capire che il dolore ci porta a conoscerti.

7a staz: Gesù Cade la seconda volta
La nostra fragilità umana ci induce a cadere, però occorre cercare nella volontà del Padre la forza per rialzarsi.
Preghiamo: Signore, aiutaci ad accettare la tua volontà anche quando finiamo a terra.

8a staz. Gesù consola le pie donne
Manifestare pietosamente il proprio dolore non basta, occorre far diventare concreta la volontà del Padre.
Preghiamo: Signore, fa che sappiamo operare secondo la tua volontà e non secondo i nostri sentimenti.

9a staz. Gesù cade la terza volta
Sembra che non si possa evitare di cadere, però bisogna saper guardare avanti, alla cima del Calvario.
Preghiamo: Signore, facci accettare le nostre miserie per poter arrivare fino alla tua croce.

10a staz. Gesù è spogliato delle vesti
Accettare la sua volontà è spogliarsi, lasciarsi spogliare di tutto quanto ci può nascondere dal Padre.
Preghiamo: Signore, perdonaci per ogni volta che non ci lasciamo spogliare del nostro egoismo.

11a staz. Gesù è inchiodato sulla croce
Non si può capire la volontà del Padre, bisogna lasciarci penetrare, come da chiodi, per poter aderire alla croce.
Preghiamo: Signore, fa che non ci tiriamo indietro nei momenti del sacrificio e del dolore.

12a staz. Gesù muore sulla croce
Fare la volontà del Padre vuol dire morire a se stessi, morire per gli altri.
Preghiamo: Signore, aiutaci ad accettare ogni giorno il nostro annientamento, per essere tutti tuoi.

13a staz. Gesù è consegnato a sua Madre
La volontà del Padre ti accoglierà esanime, sfinito, senza vita come le braccia della Madre.
Preghiamo: Signore, fa che sappiamo rifugiarci nel grembo della tua volontà.

14a staz. Gesù è deposto nel sepolcro
La morte del nostro io sarà fredda e buia come una tomba, ma solo per una sosta, in vista della Resurrezione di Cristo.
Preghiamo: Signore, aiutaci a vedere oltre il buio e il freddo per scoprire la luce della vita eterna, in Cristo risorto

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APPUNTAMENTI

Segnaliamo all'attenzione di tutti una ricca agenda di appuntamenti relativi al tempo liturgico che stiamo vivendo:

mercoledì 17 febbraio - Sacre Ceneri
è di precetto per tutti l'astinenza dalle carni e per gli adulti il digiuno
celebrazione nella chiesa parrocchiale alle ore 20,30.

sabato 27 marzo - benedizione delle uova pasquali
celebrazione nella chiesa parrocchiale alle ore 11.

domenica 28 marzo - Le Palme
celebrazioni nella chiesa parrocchiale con processione delle palme alle ore 8 e alle ore 11.

martedì 30 marzo - consacrazione degli Oli Sacri
celebrazione nella chiesa cattedrale di Pennabilli alle ore 18.

giovedì 1 aprile - giovedì santo - messa della Ultima Cena
celebrazione nella chiesa parrocchiale alle ore 20,30.

venerdì 2 aprile - venerdì santo - adorazione della Croce
è di precetto per tutti l'astinenza dalle carni e per gli adulti il digiuno:
pio esercizio della Via Crucis al Parco Ausa alle ore 15;
celebrazione nella chiesa parrocchiale alle ore 20,30.

sabato 3 aprile - sabato santo - veglia pasquale
celebrazione nella chiesa parrocchiale alle ore 22,30.

domenica 4 aprile - Pasqua di Resurrezione
celebrazioni nella chiesa parrocchiale alle ore 8 e alle ore 11.

PREGHIERA

 

Continuano gli incontri di formazione e di esperienza di preghiera presso il Monastero delle Clarisse, con la guida di suor Chiara Gloria e la partecipazione di tutte le sorelle.
Il prossimo, il quarto e ultimo, riguarderà la preghiera come adorazione e avrà luogo lunedì 15 marzo, alle ore 20,30 sempre presso il Monastero delle Clarisse di Valdragone.

L'incontro voluto dai catechisti, è aperto a tutti i cristiani che vogliono conoscere e sperimentare momenti di vera preghiera

Ricordiamo che presso la Redazione sono sempre disponibili i fascicoli degli incontri precedenti:
· 1° incontro - la preghiera liturgica,
· 2° incontro - lectio divina (con la Parola di Dio),
· 3° incontro - la preghiera mentale.
Chi volesse approfondire questi argomenti può sempre richiedere questi fascicoli gratuitamente.

TEMPO LIBERO


Gioco
un po’ matematico...

"Pensa ad un numero (non troppo grande);

raddoppialo,

aggiungi 4,

ed ora dividi tutto per 2.

Al risultato ottenuto togli il numero che avevi pensato all'inizio.

Ebbene ti è venuto 2!

Sai spiegarne il perché?

CUCINA

FAGIOLI AGLI STRIDOLI

una ricetta di magro per la quaresima
(dose per 4 persone)

Si cuociono al dente 300 grammi di fagioli cannellini, già messi a bagno il giorno prima, si scolano, si mettono in un tegame con 1 cipolla e 2 spicchi di aglio tritati, mezzo bicchiere di olio d'oliva extra vergine e 2 mestoli di acqua di cottura. Si fa riprendere il bollore, si uniscono 2 manciate di stridoli e si fa finire la cottura a fiamma bassa per ancora una buona mezz'ora, mescolando di tanto in tanto.
(Da AA.VV: Erbe e fiori a Chiesanuova, S.Marino 1998)

Direttore responsabile:
don Marco Guidi
Comitato di redazione:
Paolo Benvenuti (P. B.)
Giovanni Ceccoli (G. C.)
Gilberto Grossi (G. G.)
don Marco Guidi
Leandro Maiani (L. M.)
Claudio Mancini (C. M.)
Redazione:
Casa parrocchiale
via A. Giangi, 40 - Dogana (RSM)