Consacrate
a Dio

sr.
Maria Elisabetta e sr. Maria Caterina,
benedettine
nel Monastero di S. Angelo in Pontano
"Grandi
cose ha fatto il Signore per noi: ci ha colmati di gioia"
L'evangelista
Luca racconta che quando l'angelo di Dio portò l'annunzio della nascita
di un figlio per il grembo sterile di Elisabetta, ella con esultanza
disse: "Ecco che cosa ha fatto per me il Signore..." Oggi ci
troviamo a ripetere anche noi quelle stesse parole, con un'altra
Elisabetta, nel contemplare il primo frutto maturo di un grembo sterile da
41 anni: "Ecco che cosa ha fatto per noi il Signore... davvero ci ha
ricolmate di gioia e di gratitudine, per la sua fedeltà e misericordia,
per la gratuità con la quale ha compiuto grandi meraviglie, facendo
fiorire il nostro deserto!".
Sabato 21 ottobre, infatti, nella Chiesa di San Nicola splendidamente
addobbata, abbiamo celebrato la Consacrazione Solenne di sr. Maria
Elisabetta della Trinità: la prima Consacrazione Monastica nel nostro
Monastero dopo ben 41 anni di vuoto e "sterilità", ma anche di
fiduciosa attesa!
Un avvenimento così importante ha richiamato tante persone, desiderose di
stringersi intorno alla Comunità monastica, per partecipare e gioire con
essa di un tale dono incommensurabile da parte del Signore: era presente
tutta la famiglia di sr. Elisabetta, molti parenti ed amici, una buona
rappresentanza delle due comunità parrocchiali di Fermo i "Sacri
Cuori" (parrocchia di origine di sr Elisabetta ) e "S.
Caterina" (parrocchia di adozione), i fratelli della comunità
neocatecumenale a cui apparteneva e all'interno della quale ha maturato la
propria vocazione; poi, molti sacerdoti e religiosi concelebranti tra cui
anche il parroco don Enzo Nicolini proprio in quei giorni trasferito in
un'altra parrocchia, alcune Madri Abbadesse dei Monasteri vicini (la
Presidente della Federazione Benedettina Picena, Madre Benedetta,
proveniente dal Monastero di Offida, Madre Ida del Monastero di S.
Vittoria in Matenano, e Madre Cristina dal Monastero di S. Ginesio) e
numerosi abitanti del paese... insomma, la chiesa traboccava di gente e di
gioia!
A presiedere la solenne Concelebrazione è stato l'Arcivescovo di Fermo,
mons. Gennaro Franceschetti, che nella sua toccante omelia ha invitato
tutti a fermarsi per riflettere su quanto stava accadendo sotto i nostri
occhi: «Una consacrazione monastica - ha detto - non è cosa di tutti i
giorni, anzi in un mondo dove tutto è provvisorio, dove le decisioni
totali e definitive spaventano e sono rifiutate a priori, questa è una
decisione controcorrente; la difficile strada dell'obbedienza, il
dipendere in tutto da un'altra persona, affidandogli persino la propria
volontà, viene ad opporsi ad un mondo che ricerca l'indipendenza e
l'individualismo esasperato... il dare tutto di sé a Dio, anima e corpo,
vivendo in castità la rinuncia alla gioia di essere moglie e madre, è il
dono più grande che una donna possa fare, ma si scontra fortemente con la
ricerca sfrenata del piacere, in tutte le sue forme - anche estreme - che
il mondo insegue... il distacco totale da ogni bene materiale, per vivere
in povertà solo del lavoro delle proprie mani, contrasta con un mondo
dove conta solo il possedere... Questa è una strada in salita, cara sr.
Elisabetta, - ha poi aggiunto rivolgendosi alla consacranda - ma noi ti
auguriamo che ogni minuto della tua vita possa essere un cammino di 60
secondi verso il dono totale di te al Signore!». Infine, concludendo, ha
ricordato l'importanza di celebrare un tale Rito proprio nella giornata
Missionaria Mondiale: «Non è un caso che il Papa abbia proclamato
patrona delle Missioni proprio una monaca di clausura, Teresa di Lisieux,
perché ogni monastero accompagna non solo il lavoro di ogni missionario,
ma dell'intera Chiesa missionaria: la missionarietà è infatti la
caratteristica consustanziale della vita cristiana, l'annunciare Cristo
amore e gioia della nostra vita, a chiunque incontriamo: "questa è
la vera vita: che conoscano Te, Padre, e colui che hai mandato"...
Gesù ha affidato la salvezza nelle mani della Chiesa, di ogni uomo
battezzato: viviamo la vita cristiana come la nostra missione nel mondo».
Al termine dell'omelia è iniziato il Rito di Consacrazione, cerimonia
intensa e sentita che ha coinvolto e commosso profondamente tutti i
presenti : il dialogo iniziale, la lettura e la firma della scheda di
Professione, la consegna della propria volontà nelle mani dell'Abbadessa
che "nel Monastero fa le veci di Cristo", il canto del Suscipe,
la prostrazione... tutti segni che hanno parlato fortemente, fino al
giungere della lunga e solenne Preghiera Litanica, cantata con voce
"angelica" dalla Madre Abbadessa di Offida, che ci ha avvolti in
una atmosfera "divina " facendoci davvero sentire la presenza
reale di tutti i Santi invocati, scesi a sigillo e supporto della volontà
di consacrazione della nostra sorella. Poi c'è stata la consegna dei
simboli stessi della sponsa Christi: l'anello, vero segno di nozze; il
velo e la cocolla, abito corale e segno di donna nuova ricreata in Cristo;
il libro della Liturgia delle Ore, strumento santo di intercessione per la
Chiesa... e infine l'abbraccio di accoglienza della "nuova"
sorella da parte di tutta la Comunità Monastica, momento questo
caratterizzato da intensa gioia e profonda partecipazione per ogni monaca,
ma soprattutto per chi - più anziana - l'ha accolta, l'ha vista crescere
e maturare sulla "via della perfezione", l'ha vista giungere al
traguardo della consacrazione e ha benedetto Dio per questa sua immensa
gratuità...
Si, gratuità, perché ogni scelta di Dio è gratuita e non insegue né
ricompensa i nostri meriti o le nostre bravure, ma anzi si compiace di
glorificare se stesso nella nostra debolezza umana quando, come e dove
vuole: "non siete voi che avete scelto me, ma io che ho scelto voi
" (Gv 15,16). È anche quanto ha detto sr. Elisabetta al termine
della celebrazione, quando con viso e cuore raggiante come ogni sposa, ha
serenamente e gioiosamente ringraziato tutti i presenti per la loro
partecipazione e preghiere, ma soprattutto Dio per il dono gratuito della
Consacrazione, dono che - ha specificato - «non ho fatto nulla per
meritare, ma ho semplicemente accolto, aprendomi alla Sua volontà».
Ed ecco che, a distanza di soli dieci giorni, il primo novembre, nella
Solennità di Tutti i Santi, abbiamo visto ripetersi il
"miracolo" di una nuova Consacrazione: quella di Sr. Maria
Caterina di Gesù. È stato come il rinnovarsi di quelle grazie che già
avevamo così abbondantemente gustato e che il Signore nella sua
magnanimità aveva ancora in riserbo per noi.
Anche in questa occasione la gente convenuta era moltissima e riempiva la
chiesa di San Nicola a dismisura: c'era tutta la famiglia di sr. Caterina,
un folto gruppo di persone, (più di cento!), provenienti dalla parrocchia
"Madonna del Fuoco" di Pescara insieme al parroco don Giuseppe
Comerlati e al coadiutore don Enrico, i fratelli delle Comunità
neocatecumenali, alcune sorelle del Monastero "S. Marco" di
Offida accompagnate dalla Madre Abbadessa, sacerdoti, parenti, amici.
Erano presenti, inoltre, anche tutti i seminaristi del Seminario Diocesano
"Redemptoris Mater" di Macerata, con il rettore don Mario
Malloni e il vice-rettore, richiamati e incoraggiati dall'esperienza di
chi tra loro era stato presente alla precedente consacrazione di sr.
Elisabetta.

Il Vescovo ha subito esordito facendo notare come solo poco tempo era
trascorso da quando era stato in quella stessa chiesa per un'altra
consacrazione e che questo ritorno a breve distanza era «motivo di gioia
straordinaria non solo per la comunità locale ma anche per l'intera
chiesa fermana, soprattutto in un giorno come questo in cui celebriamo la
santità di tanti uomini e donne». Ed è proprio sulla "chiamata
alla santità", che parte dalla vocazione battesimale di ogni uomo
che ha incentrato la sua omelia: «È in questa cornice che si pone l'atto
che stiamo per celebrare: il Signore ha chiamato sr. Caterina alla vita
cristiana, alla vita religiosa, ad un servizio totale, assoluto, ma lei
poteva anche dire di no come il giovane che ha detto di no... Dio,
l'Onnipotente si ferma sempre alle soglie della nostra libertà, dice
sempre "se vuoi ", non costringe nessuno, ma dona la sua vita a
chi nella sua Chiesa dà segno di determinazione e decisione verso il
bene. Nel Vangelo di qualche giorno fa abbiamo visto il figlio di Bartimeo:
Gesù passa, lo guarisce e lui si alza, getta via il mantello e segue Gesù...
Non aveva casa, viveva sui margini della strada e il mantello era
sicuramente la cosa più preziosa, ma lui lo getta via, si alza, e segue
Gesù. Ecco allora che vogliamo ringraziare il Signore per questa
consacrazione, per questa decisione di "essere con Lui ", che ci
dice: "È possibile prendere il Signore così sul serio; è possibile
essere santi, anzi, alla luce della festa di oggi, la santità è facile
per tutti". S. Agostino leggendo la vita dei santi concludeva
"se questi lo sono diventati, perché non io? ", e la
celebrazione di oggi ci chiama tutti ad una verifica personale: il Signore
passa e bussa al cuore di ciascuno.., che cosa gli rispondiamo? L'esempio
di tanti santi e di tante sante ci precede, ci conferma e ci consola, essi
sono modelli ma anche amici, che pregano per noi - loro che sono insieme a
Dio - che vivono in mezzo a noi... Lasciamoci provocare da questo invito
alla santità, che è in fondo pienezza d'amore, perché la vita è amore
e al momento della "mietitura finale " saremo giudicati da Dio
su questo, se avremo davvero amato il Signore seguendolo fino in fondo e
se abbiamo realizzato la vocazione cristiana "amerai Dio e amerai il
tuo prossimo"». Infine, l’Arcivescovo, concludendo, ha detto: «Essere
in clausura, essere in perenne preghiera e lode a Dio è anche questo un
gesto di carità spirituale, di solidarietà, di evangelizzazione e
salvezza per la Chiesa intera, perché ogni Monastero è un parafulmine e
allo stesso tempo un faro di orientamento posto sul monte che richiama la
nostra vita ai valori essenziali».
La celebrazione è poi proseguita con il canto del Veni Creator che ha
introdotto il lungo ma intenso Rito di Consacrazione: momento culminante
è stato certamente, dopo le accorate parole del Vescovo, il canto delle
Litanie dei Santi, intonato e guidato dalla Madre Benedetta di Offida, che
sembrava sospeso in un tempo "eterno" tra l'attimo presente e
tanta passata - eppure sempre attuale - santità... mentre la giovane
consacranda era in prostrazione sul tappeto, tutti i Santi così
solennemente invocati parevano scendere ad uno ad uno dal Cielo e disporsi
intorno a lei come una corona, come uno scudo di testimoni, le cui virtù
intercedevano presso il Trono di Dio. Con una tale schiera di
"garanti" auguriamo davvero a sr. Caterina di essere per la
Chiesa "faro di orientamento" e di realizzare in Cristo la
propria chiamata di sposa e madre, nella verginità, per la nuova
creazione.
Monastero Benedettine "S. Maria delle Rose"
Sant'Angelo in Pontano


