F. C. P. numero 22 del 25 dicembre 2000** Natale del Signore**

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Consacrate a Dio

sr. Maria Elisabetta e sr. Maria Caterina,

benedettine nel Monastero di S. Angelo in Pontano

 

"Grandi cose ha fatto il Signore per noi: ci ha colmati di gioia"

L'evangelista Luca racconta che quando l'angelo di Dio portò l'annunzio della nascita di un figlio per il grembo sterile di Elisabetta, ella con esultanza disse: "Ecco che cosa ha fatto per me il Signore..." Oggi ci troviamo a ripetere anche noi quelle stesse parole, con un'altra Elisabetta, nel contemplare il primo frutto maturo di un grembo sterile da 41 anni: "Ecco che cosa ha fatto per noi il Signore... davvero ci ha ricolmate di gioia e di gratitudine, per la sua fedeltà e misericordia, per la gratuità con la quale ha compiuto grandi meraviglie, facendo fiorire il nostro deserto!".
Sabato 21 ottobre, infatti, nella Chiesa di San Nicola splendidamente addobbata, abbiamo celebrato la Consacrazione Solenne di sr. Maria Elisabetta della Trinità: la prima Consacrazione Monastica nel nostro Monastero dopo ben 41 anni di vuoto e "sterilità", ma anche di fiduciosa attesa!
Un avvenimento così importante ha richiamato tante persone, desiderose di stringersi intorno alla Comunità monastica, per partecipare e gioire con essa di un tale dono incommensurabile da parte del Signore: era presente tutta la famiglia di sr. Elisabetta, molti parenti ed amici, una buona rappresentanza delle due comunità parrocchiali di Fermo i "Sacri Cuori" (parrocchia di origine di sr Elisabetta ) e "S. Caterina" (parrocchia di adozione), i fratelli della comunità neocatecumenale a cui apparteneva e all'interno della quale ha maturato la propria vocazione; poi, molti sacerdoti e religiosi concelebranti tra cui anche il parroco don Enzo Nicolini proprio in quei giorni trasferito in un'altra parrocchia, alcune Madri Abbadesse dei Monasteri vicini (la Presidente della Federazione Benedettina Picena, Madre Benedetta, proveniente dal Monastero di Offida, Madre Ida del Monastero di S. Vittoria in Matenano, e Madre Cristina dal Monastero di S. Ginesio) e numerosi abitanti del paese... insomma, la chiesa traboccava di gente e di gioia!
A presiedere la solenne Concelebrazione è stato l'Arcivescovo di Fermo, mons. Gennaro Franceschetti, che nella sua toccante omelia ha invitato tutti a fermarsi per riflettere su quanto stava accadendo sotto i nostri occhi: «Una consacrazione monastica - ha detto - non è cosa di tutti i giorni, anzi in un mondo dove tutto è provvisorio, dove le decisioni totali e definitive spaventano e sono rifiutate a priori, questa è una decisione controcorrente; la difficile strada dell'obbedienza, il dipendere in tutto da un'altra persona, affidandogli persino la propria volontà, viene ad opporsi ad un mondo che ricerca l'indipendenza e l'individualismo esasperato... il dare tutto di sé a Dio, anima e corpo, vivendo in castità la rinuncia alla gioia di essere moglie e madre, è il dono più grande che una donna possa fare, ma si scontra fortemente con la ricerca sfrenata del piacere, in tutte le sue forme - anche estreme - che il mondo insegue... il distacco totale da ogni bene materiale, per vivere in povertà solo del lavoro delle proprie mani, contrasta con un mondo dove conta solo il possedere... Questa è una strada in salita, cara sr. Elisabetta, - ha poi aggiunto rivolgendosi alla consacranda - ma noi ti auguriamo che ogni minuto della tua vita possa essere un cammino di 60 secondi verso il dono totale di te al Signore!». Infine, concludendo, ha ricordato l'importanza di celebrare un tale Rito proprio nella giornata Missionaria Mondiale: «Non è un caso che il Papa abbia proclamato patrona delle Missioni proprio una monaca di clausura, Teresa di Lisieux, perché ogni monastero accompagna non solo il lavoro di ogni missionario, ma dell'intera Chiesa missionaria: la missionarietà è infatti la caratteristica consustanziale della vita cristiana, l'annunciare Cristo amore e gioia della nostra vita, a chiunque incontriamo: "questa è la vera vita: che conoscano Te, Padre, e colui che hai mandato"... Gesù ha affidato la salvezza nelle mani della Chiesa, di ogni uomo battezzato: viviamo la vita cristiana come la nostra missione nel mondo».
Al termine dell'omelia è iniziato il Rito di Consacrazione, cerimonia intensa e sentita che ha coinvolto e commosso profondamente tutti i presenti : il dialogo iniziale, la lettura e la firma della scheda di Professione, la consegna della propria volontà nelle mani dell'Abbadessa che "nel Monastero fa le veci di Cristo", il canto del Suscipe, la prostrazione... tutti segni che hanno parlato fortemente, fino al giungere della lunga e solenne Preghiera Litanica, cantata con voce "angelica" dalla Madre Abbadessa di Offida, che ci ha avvolti in una atmosfera "divina " facendoci davvero sentire la presenza reale di tutti i Santi invocati, scesi a sigillo e supporto della volontà di consacrazione della nostra sorella. Poi c'è stata la consegna dei simboli stessi della sponsa Christi: l'anello, vero segno di nozze; il velo e la cocolla, abito corale e segno di donna nuova ricreata in Cristo; il libro della Liturgia delle Ore, strumento santo di intercessione per la Chiesa... e infine l'abbraccio di accoglienza della "nuova" sorella da parte di tutta la Comunità Monastica, momento questo caratterizzato da intensa gioia e profonda partecipazione per ogni monaca, ma soprattutto per chi - più anziana - l'ha accolta, l'ha vista crescere e maturare sulla "via della perfezione", l'ha vista giungere al traguardo della consacrazione e ha benedetto Dio per questa sua immensa gratuità...
Si, gratuità, perché ogni scelta di Dio è gratuita e non insegue né ricompensa i nostri meriti o le nostre bravure, ma anzi si compiace di glorificare se stesso nella nostra debolezza umana quando, come e dove vuole: "non siete voi che avete scelto me, ma io che ho scelto voi " (Gv 15,16). È anche quanto ha detto sr. Elisabetta al termine della celebrazione, quando con viso e cuore raggiante come ogni sposa, ha serenamente e gioiosamente ringraziato tutti i presenti per la loro partecipazione e preghiere, ma soprattutto Dio per il dono gratuito della Consacrazione, dono che - ha specificato - «non ho fatto nulla per meritare, ma ho semplicemente accolto, aprendomi alla Sua volontà».
Ed ecco che, a distanza di soli dieci giorni, il primo novembre, nella Solennità di Tutti i Santi, abbiamo visto ripetersi il "miracolo" di una nuova Consacrazione: quella di Sr. Maria Caterina di Gesù. È stato come il rinnovarsi di quelle grazie che già avevamo così abbondantemente gustato e che il Signore nella sua magnanimità aveva ancora in riserbo per noi.
Anche in questa occasione la gente convenuta era moltissima e riempiva la chiesa di San Nicola a dismisura: c'era tutta la famiglia di sr. Caterina, un folto gruppo di persone, (più di cento!), provenienti dalla parrocchia "Madonna del Fuoco" di Pescara insieme al parroco don Giuseppe Comerlati e al coadiutore don Enrico, i fratelli delle Comunità neocatecumenali, alcune sorelle del Monastero "S. Marco" di Offida accompagnate dalla Madre Abbadessa, sacerdoti, parenti, amici.
Erano presenti, inoltre, anche tutti i seminaristi del Seminario Diocesano "Redemptoris Mater" di Macerata, con il rettore don Mario Malloni e il vice-rettore, richiamati e incoraggiati dall'esperienza di chi tra loro era stato presente alla precedente consacrazione di sr. Elisabetta.

 


Il Vescovo ha subito esordito facendo notare come solo poco tempo era trascorso da quando era stato in quella stessa chiesa per un'altra consacrazione e che questo ritorno a breve distanza era «motivo di gioia straordinaria non solo per la comunità locale ma anche per l'intera chiesa fermana, soprattutto in un giorno come questo in cui celebriamo la santità di tanti uomini e donne». Ed è proprio sulla "chiamata alla santità", che parte dalla vocazione battesimale di ogni uomo che ha incentrato la sua omelia: «È in questa cornice che si pone l'atto che stiamo per celebrare: il Signore ha chiamato sr. Caterina alla vita cristiana, alla vita religiosa, ad un servizio totale, assoluto, ma lei poteva anche dire di no come il giovane che ha detto di no... Dio, l'Onnipotente si ferma sempre alle soglie della nostra libertà, dice sempre "se vuoi ", non costringe nessuno, ma dona la sua vita a chi nella sua Chiesa dà segno di determinazione e decisione verso il bene. Nel Vangelo di qualche giorno fa abbiamo visto il figlio di Bartimeo: Gesù passa, lo guarisce e lui si alza, getta via il mantello e segue Gesù... Non aveva casa, viveva sui margini della strada e il mantello era sicuramente la cosa più preziosa, ma lui lo getta via, si alza, e segue Gesù. Ecco allora che vogliamo ringraziare il Signore per questa consacrazione, per questa decisione di "essere con Lui ", che ci dice: "È possibile prendere il Signore così sul serio; è possibile essere santi, anzi, alla luce della festa di oggi, la santità è facile per tutti". S. Agostino leggendo la vita dei santi concludeva "se questi lo sono diventati, perché non io? ", e la celebrazione di oggi ci chiama tutti ad una verifica personale: il Signore passa e bussa al cuore di ciascuno.., che cosa gli rispondiamo? L'esempio di tanti santi e di tante sante ci precede, ci conferma e ci consola, essi sono modelli ma anche amici, che pregano per noi - loro che sono insieme a Dio - che vivono in mezzo a noi... Lasciamoci provocare da questo invito alla santità, che è in fondo pienezza d'amore, perché la vita è amore e al momento della "mietitura finale " saremo giudicati da Dio su questo, se avremo davvero amato il Signore seguendolo fino in fondo e se abbiamo realizzato la vocazione cristiana "amerai Dio e amerai il tuo prossimo"». Infine, l’Arcivescovo, concludendo, ha detto: «Essere in clausura, essere in perenne preghiera e lode a Dio è anche questo un gesto di carità spirituale, di solidarietà, di evangelizzazione e salvezza per la Chiesa intera, perché ogni Monastero è un parafulmine e allo stesso tempo un faro di orientamento posto sul monte che richiama la nostra vita ai valori essenziali».
La celebrazione è poi proseguita con il canto del Veni Creator che ha introdotto il lungo ma intenso Rito di Consacrazione: momento culminante è stato certamente, dopo le accorate parole del Vescovo, il canto delle Litanie dei Santi, intonato e guidato dalla Madre Benedetta di Offida, che sembrava sospeso in un tempo "eterno" tra l'attimo presente e tanta passata - eppure sempre attuale - santità... mentre la giovane consacranda era in prostrazione sul tappeto, tutti i Santi così solennemente invocati parevano scendere ad uno ad uno dal Cielo e disporsi intorno a lei come una corona, come uno scudo di testimoni, le cui virtù intercedevano presso il Trono di Dio. Con una tale schiera di "garanti" auguriamo davvero a sr. Caterina di essere per la Chiesa "faro di orientamento" e di realizzare in Cristo la propria chiamata di sposa e madre, nella verginità, per la nuova creazione.

        Monastero Benedettine "S. Maria delle Rose"

          Sant'Angelo in Pontano