Un Cine-Reporter
diventa
Diacono
Permanente

Achille
Natali sarà ordinato il 26 dicembre a Morrovalle nella chiesa di S.
Bartolomeo
Il
mio cammino verso il diaconato incominciò circa 14/15 anni fa. Come molti
giovani, di allora e di oggi, ero alla ricerca della mia realizzazione,
avevo bisogno di trovare una giusta dimensione, dove potermi collocare per
poter contare all'interno della società. Continuamente facevo dei
progetti, ma ogni qualvolta raggiungevo lo scopo non mi sentivo comunque
pienamente soddisfatto e appagato.
Avevo da poco messo su famiglia, un lavoro che mi dava soddisfazione,
continuavo a studiare musica presso il conservatorio di Fermo per
migliorare ulteriormente la mia posizione, ma non ero sereno, vivevo
nell'inquietudine, ero alla ricerca, sfrenata e continua, di
qualcos'altro.
In quel periodo accadde anche un fatto doloroso che segnò la mia vita.
Tutto ciò che avevo creato mi crollò addosso, mi sentivo, come non mai,
solo, disarmato, impotente.
Cercai una risposta a tutto ciò, non riuscii a trovarla ed entrai in
crisi, tanti sogni, ambizioni, desideri, tutto mi appariva nauseante e
alienante.
Cominciai a riflettere, a chiedermi il senso di tutto ciò, mi domandavo
che senso avesse la mia vita, i miei progetti ma non riuscivo a trovare
una risposta.
Cominciai a chiedermi se Dio esistesse veramente, se Lui aveva a che fare
con il mio vissuto, le mie ansie, i miei conflitti, le mie inquietudini.
Fino ad allora vivevo una vita spirituale a livello superficiale, quanto
bastava per soddisfare al minimo i precetti, ma Dio non lo avevo mai
incontrato consapevolmente.
Chiesi aiuto ad un amico sacerdote, cercavo da lui una risposta chiara,
forse più che altro una ricetta da seguire per trovare la serenità
perduta; mi invitò a fare silenzio intorno a me, a cercare
quotidianamente un momento di ascolto interiore, ad estraniarmi da questa
società chiassosa, rimasi deluso dei suoi consigli, mi aspettavo da lui
qualcosa di diverso.
Credevo molto in quel tipo di società che mi invitava ad apparire, ad
avere, ad essere colui che non doveva chiedere mai, a divertirmi e lui,
quel sacerdote, mi chiedeva di rinunciare a tutto ciò: no, non era
possibile, non potevo fare a meno dei miei progetti inseriti in quella
società.
Poi, pian piano, riflettei sulle parole di quel sacerdote, ritornai da lui
chiedendogli che cosa l'avesse spinto a diventare prete, mi disse che Dio
l'aveva chiamato, che quella era la sua vocazione, che aveva maturato
quella scelta con sofferenza e discernimento, arrivando poi a dire il suo
"Sì" a Dio.
Vedevo nei suoi occhi la serenità, la gioia, la piena consapevolezza di
quell'abbraccio d'amore con Dio.
Nacque in me una profonda ammirazione per i preti, per queste persone che
rinunciano a possedere beni, ad avere una famiglia propria, che vivono
molto spesso in solitudine, che si fanno in quattro per gli altri, che
sono sempre disponibili verso il prossimo, che sono riflesso dell'amore di
Dio, nonostante anche abbiano i loro difetti essendo fatti di carne ed
ossa come tutti noi, ma hanno una dignità, una virtuosa ed umile fierezza
che li rende amabili.
Sull'esempio di quel prete, anch'io cominciai a cercare Dio e cominciai a
sentire la Sua voce. Capii che fino ad allora avevo cercato un dio a mia
immagine e somiglianza, un dio che entrasse nei miei progetti cosi come io
lo volevo, ora invece, alla luce di quella riflessione, cercai di capire
quale fosse il progetto di Dio su di me, di quel Dio che mi ha creato a
Sua immagine e somiglianza.
Mi iscrissi al corso di teologia per il diaconato permanente, volli
conoscere Dio per quanto più era possibile, venni conquistato dal fascino
della figura di Gesù, rimasi contagiato, anche grazie ai miei insegnanti
che esprimevano la profonda fede che era in loro e che vedevo, chiara e
limpida, nei loro occhi.
Lettorato, accolitato poi via via fino ad ora, alla vigilia
dell'Ordinazione, il corso di studi è stato abbastanza lungo ma è
servito per capire e far emergere in modo inequivocabile la mia vocazione
diaconale.
Sono molti anni che lavoro nel campo della televisione, ho uno studio di
produzione video, ho la piena consapevolezza di quanto siano importanti
nel mondo di oggi la presenza di tali mezzi al servizio della Chiesa. Oggi
tutto è affidato alla televisione, si attinge a piene mani, tutto ciò
che dice la televisione diventa virtualmente vero, ti dice come devi
vestire, come devi pensare e come devi comportarti se vuoi essere trend,
ed è sotto gli occhi di tutti quanta capacità abbia di manipolare e di
formare un senso comune che aliena da una sana moralità. "L'ha detto
la televisione!".
È per questo che ho messo a disposizione del nostro Arcivescovo Gennaro
Franceschetti la mia modesta competenza in materia, per poter servire la
Chiesa Fermana con umiltà. Sono particolarmente grato a mia moglie
Manuela, a mio figlio Andrea, a mia madre ed ai miei suoceri che mi hanno
sostenuto ed incoraggiato in questo cammino.
Achille Natali

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