Editoriale

Ognuno
sta solo sul cuor della terra
trafitto
da un raggio di sole:
ed
è subito sera.
Il
poeta Salvatore Quasimodo ha scritto questa brevissima lirica dove
afferma che la vita è solitudine. Raramente è illuminata da qualche
labile gioia o da un fragile filo di speranza. Ben presto scompare come
un raggio di sole che a fatica riesce a superare una spessa coltre di
nubi.
Ora questa solitudine è stata riscaldata da un abbraccio. È il Natale.
È il Giubileo. È la Chiesa che simbolicamente attraverso il colonnato
di piazza S. Pietro protende le sue braccia e proclama che l'universo è
amato da Dio. Che ogni persona è un figlio prediletto. Esprime ciò il
disegno di copertina di Mauro Postacchini.
Natale infatti è la festa che più di ogni altra rivela che non si è
soli. Vengono in mente le parole di Mazzolari: «Torni tu, o Signore,
ogni anno». In pochi sfuggono a questa attrazione. Neppure Friedrich
Nietzsche, che ha speso un'esistenza per negare Dio. Negli Scritti
autobiografici (1856 -1869), pubblicati da Adelphi, annota: «La festa
del Natale rimane la più felice dell'anno. Con gioia sovrumana io
l'attendevo, ma negli ultimi giorni non stavo nella pelle, contavo i
minuti. In un piccolo saggio d'occasione scrivevo così: "Com'è
magnifico l'abete che ci sta davanti con la cima ornata da un angelo,
allusione all'albero genealogico di Cristo... Alle radici, Gesù bambino
nella mangiatoia circondato da Giuseppe e da Maria e dai pastori
adoranti. Che sguardi pieni di fede gettano sul bambino... Voglia il
cielo che anche noi ci abbandoniamo con tale dedizione al Signore"».
Le feste cristiane assomigliano all'alta marea che raggiunge anche i più
lontani. La natività, in particolare, ha la forza di coinvolgere perché
risveglia profondi sentimenti. Meglio, agisce sulla memoria: in quel
bambino l'uomo ritrova la propria condizione umana. Sono giorni in cui
diventa più facile avvertire l'archetipo dell'esistenza. Ogni persona
è una famiglia. Che si creda o meno, da Betlemme può partire la
riflessione su quell'esperienza personalissima dell'inizio dentro il
grembo materno, il luogo della calda, indescrivibile accoglienza. Chi
non vuole riappropriarsi di quel momento?
Il Natale fa scattare intuizioni. Come accada, rientra nell'insondabile.
Anche un ateo come Jean-Paul Sartre fa raccontare a un suo personaggio:
«Perché oggi è Natale avete diritto che vi mostri il presepe.
Eccolo... Lo spettacolo è straordinario; tutti questi uomini duri e
seri inginocchiati... Essi si ingannano; nondimeno hanno avuto la
possibilità di credere a un inizio. Nella stalla sorge il mattino. Qui
fuori è notte. E io resto nella grande notte terrestre dell'odio e
dell'infelicità. Darei la mia mano destra per potervi credere, magari
per un istante. È colpa mia. Non ci sarà mai un mattino». Ecco
ritornare il problema della verità e della possibilità di
identificarla. Il Natale ne annuncia una: lo straordinario e
l'irraggiungibile si sono fatti evento. L'uomo è stato baciato da Dio,
l'Emmanuele.
Buon
Natale

