F. C. P. numero 22 del 25 dicembre 2000** Natale del Signore**

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Editoriale

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.

 

Il poeta Salvatore Quasimodo ha scritto questa brevissima lirica dove afferma che la vita è solitudine. Raramente è illuminata da qualche labile gioia o da un fragile filo di speranza. Ben presto scompare come un raggio di sole che a fatica riesce a superare una spessa coltre di nubi.
Ora questa solitudine è stata riscaldata da un abbraccio. È il Natale. È il Giubileo. È la Chiesa che simbolicamente attraverso il colonnato di piazza S. Pietro protende le sue braccia e proclama che l'universo è amato da Dio. Che ogni persona è un figlio prediletto. Esprime ciò il disegno di copertina di Mauro Postacchini.
Natale infatti è la festa che più di ogni altra rivela che non si è soli. Vengono in mente le parole di Mazzolari: «Torni tu, o Signore, ogni anno». In pochi sfuggono a questa attrazione. Neppure Friedrich Nietzsche, che ha speso un'esistenza per negare Dio. Negli Scritti autobiografici (1856 -1869), pubblicati da Adelphi, annota: «La festa del Natale rimane la più felice dell'anno. Con gioia sovrumana io l'attendevo, ma negli ultimi giorni non stavo nella pelle, contavo i minuti. In un piccolo saggio d'occasione scrivevo così: "Com'è magnifico l'abete che ci sta davanti con la cima ornata da un angelo, allusione all'albero genealogico di Cristo... Alle radici, Gesù bambino nella mangiatoia circondato da Giuseppe e da Maria e dai pastori adoranti. Che sguardi pieni di fede gettano sul bambino... Voglia il cielo che anche noi ci abbandoniamo con tale dedizione al Signore"».
Le feste cristiane assomigliano all'alta marea che raggiunge anche i più lontani. La natività, in particolare, ha la forza di coinvolgere perché risveglia profondi sentimenti. Meglio, agisce sulla memoria: in quel bambino l'uomo ritrova la propria condizione umana. Sono giorni in cui diventa più facile avvertire l'archetipo dell'esistenza. Ogni persona è una famiglia. Che si creda o meno, da Betlemme può partire la riflessione su quell'esperienza personalissima dell'inizio dentro il grembo materno, il luogo della calda, indescrivibile accoglienza. Chi non vuole riappropriarsi di quel momento?
Il Natale fa scattare intuizioni. Come accada, rientra nell'insondabile.
Anche un ateo come Jean-Paul Sartre fa raccontare a un suo personaggio: «Perché oggi è Natale avete diritto che vi mostri il presepe. Eccolo... Lo spettacolo è straordinario; tutti questi uomini duri e seri inginocchiati... Essi si ingannano; nondimeno hanno avuto la possibilità di credere a un inizio. Nella stalla sorge il mattino. Qui fuori è notte. E io resto nella grande notte terrestre dell'odio e dell'infelicità. Darei la mia mano destra per potervi credere, magari per un istante. È colpa mia. Non ci sarà mai un mattino». Ecco ritornare il problema della verità e della possibilità di identificarla. Il Natale ne annuncia una: lo straordinario e l'irraggiungibile si sono fatti evento. L'uomo è stato baciato da Dio, l'Emmanuele.

Buon Natale