F. C. P. numero 20.........30 novembre 2000

Editoriale

La gioia del silenzio

I Monaci benedettini ritornano
all'abbazia dei Ss. Ruffino e Vitale

Perché la festa continui

Roberto Cintio diacono

Caritas Diocesana Avvento 2000

Il lavoro nella concezione cristiana
della vita

Inaugurazione dell'anno scolastico
al "Paolo VI"

Inserto a cura dell'Ufficio
per la Pastorale Familiare

Paura ed immagine nemiche della
santità della Chiesa

L'enigma dell'identità

I Figli, primavera della famiglia
e della società

La Chiesa in Camerun

Storia del giubileo nei francobolli

In memoria di don Raffaele Pieroni

Mauro Fratini.
Un padre e un marito eccezionale

 


Catechismo, Seminario, Madonna del Pianto

L'eredità spirituale di Mons. Norberto Perini a 23 anni dalla morte

Si insegna il Catechismo ai piccoli; ma che cosa si insegna ai giovani dai 15 anni ai 18? a quelli dai 18 anni in su? ai giovani che si preparano a formare la loro famiglia? ai genitori che hanno figli a cui devono insegnare quello che non sanno?" Così fin dai primi anni di Episcopato scriveva mons. Norberto Perini scomparso il 9 dicembre di 23 anni fa all'età di circa 90 anni.
Insieme al Catechismo le sue preoccupazioni erano la cura particolare al Seminario e la devozione alla Madonna.
Alle porte del 2001, anno dedicato alla Madre di Dio, non si può non ricordare questo pastore che tanto ha dato alla Diocesi di Fermo.
Mons. Perini chiedeva ai sacerdoti un generoso e vero zelo nel campo della Dottrina, se non si voleva vedere tutte le buone tradizioni sgretolarsi come vecchi armadi a cui un tarlo invisibile rosicchiava i piedi.
Nelle sue disposizioni il Catechismo ebbe una posizione eminente. Basta pensare ai concorsi catechistici, alle premiazioni solenni a cui egli partecipò con gioia. Basta pensare all'ufficio catechistico di Fermo, così organizzato e funzionante da costituire un vero modello.
Nessuno potrà mai dire quanto Mons. Perini abbia amato il Seminario. Molte volte di sua mano egli scrisse: "La costruzione del Semianrio dev'essere aiutata; bisognerà che la Diocesi si interessi per molti e molti anni ancora"; e un'altra volta: "Urge la raccolta di fondi, l'edificio è salito fino al tetto, ed è meraviglioso a vedersi là, sul colle Vissiano, ma dev'essere pagato".
Amava molto anche i seminaristi. Li chiamava con i nomi più belli che egli sceglieva dal suo ricco vocabolario: "I cari allievi del Seminario", "i cari giovani, sul fior degli anni, cui brillano in cuore i più belli ideali", "giovinezza eletta", "speranza della Chiesa", "anime di Fanciulli segnate da una vocazione sommessa, ancora misteriosa, come misteriosa è la potenza della terra solcata dall'aratro".

Egli si preoccupava delle vocazioni e scriveva ai suoi preti: "Bisogna insistere perché i ragazzi migliori entrino in Seminario subito dopo la quinta elementare"; e invitava le parrocchie più numerose e meglio fornite a istituire una borsa di studio da assegnare a un ragazzo di prima media: "Basterebbe, per alcune parrocchie, fare, per qualche anno, risparmio su spari, fuochi artificiali e bande d'Abruzzo, in occasione di feste Patronali e interessarne le zelatrici del Seminario".
Mons. Perini visitava spesso il Seminario, si intratteneva nelle varie classi. Una volta indirizzò ai suoi sacerdoti questa lettera:
"Mentre scrivo un gruppo di giovani nel Semianario sta facendo i Santi Esercizi. Quando voi leggerete, questo gruppo di giovani avrà sentito passare nell'anima il soffio dello Spirito Santo, e sarà diventato un gruppo di sacerdoti come voi, come noi". Pregava i Sacerdoti anziani di accoglierli con letizia, con festa, a braccia aperte, con cuore largo, e le espressioni potrebbero continuare, ma egli preferiva riassumerle tutte con la parola "carità", che è tutta cristiana ed ha una comprensione immensa. Essi portano una ricchezza spirituale di studio, di pietà e di disciplina accumulata in tanti anni, e una freschezza meravigliosa di ideali e di volontà, tesori di valore incalcolabile. "In compenso - egli scriveva ai parroci - essi chiedono una giusta valutazione degli elementi che costituiscono il loro tesoro, ed un aiuto che sostenga il loro entusiasmo, il quale è come un vaso; se è vuoto poco vale, ma per aumentargli il valore, mica lo infrangi contro una roccia, ma lo riempi di qualche liquore prezioso, che, nel caso nostro, è il liquore della nostra esperienza, raccolto tra i triboli e le spine".


Mons. Norberto Perini ha lasciato poi un esempio luminoso di come amare la Madonna. Quando Pio XII indisse l'anno mariano dall'8 dicembre 1953 all'8 dicembre 1954, Mons. Perini lo annunciò al popolo come un anno di grazia. Egli stesso si mise a disposizione per celebrare la S. Messa nelle parrocchie che lo invitavano, e raccomandava tridui, corsi popolari di teologia mariana e la Visitatio Mariae, casa per casa, contrada per contrada con la consacrazione al Cuor Immacolato di Maria. In modo particolare raccomandava di partecipare al pellegrinaggio marchigiano a Lourdes dal 23 al 29 luglio.
"A Lourdes bisogna andarci - disse - per ritrovarci con le folle che pregano e cantano, per vedere gli ammalati che han tanta fiducia davanti alla Grotta. Bisogna andarci col proposito di ritornare migliori per grazia della Madonna".
Mons. Perini ebbe una devozione filiale per la Madonna del Pianto. Per i giovani che erano fuggiti sui monti per non presentarsi al comando tedesco, Sua Eccellenza fece stampare un'immagine della Madonna del Pianto con una preghiera affettuosissima.
Ad essa affidò la salvezza di Fermo disponendo che il mese di maggio del 1944 si svolgesse tutto in Duomo davanti al suo simulacro. E la Cattedrale era sempre gremita, la gente si sentiva al sicuro vicino alla Madonna e non si muoveva di là neppure quando le sirene chiamavano nei rifugi.

enne