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Editoriale
La
gioia del silenzio
I
Monaci benedettini ritornano
all'abbazia dei Ss. Ruffino e Vitale
Roberto
Cintio diacono
Caritas
Diocesana Avvento 2000
Il
lavoro nella concezione cristiana
della vita
Inaugurazione
dell'anno scolastico
al "Paolo VI"
Inserto
a cura dell'Ufficio
per la Pastorale Familiare
Paura
ed immagine nemiche della
santità della Chiesa
Catechismo,
Seminario,
Madonna del Pianto
L'enigma
dell'identità
I
Figli, primavera della famiglia
e della società
La
Chiesa in Camerun
Storia
del giubileo nei francobolli
In
memoria di don Raffaele Pieroni
Mauro
Fratini.
Un padre e un marito eccezionale
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Perché
la festa continui

Un clima da stadio in
Cattedrale a Fermo. Sabato 25 novembre l’Arcivescovo ha voluto convocare
tutti i giovani per far memoria della Giornata Mondiale della Gioventu (GMG).
E i giovani sono venuti in tanti. La cattedrale era gremita come nelle
grandi occasioni. Ma quello che più ha commosso è stato il tornare a
respirare l’entusiasmo di quei giorni. Il momento clou è arrivato con
le immagini della notte di veglia con il Papa del 19/08. Durante la
proiezione, durata una decina di minuti, si sono avuti una decina di
applausi scroscianti. Si è ripetuto quel chiasso che, come il Papa disse,
"ha sentito tutta Roma e che non dimenticherà mai".
I giovani sanno stare in piazza e in chiesa, cantare il rock e il
gregoriano, ballare e stare in contemplazione, fare chiasso e stare in
silenzio, ma sempre con la stessa voglia di testimoniare la fatica e la
gioia di credere.
Anche sabato hanno dimostrato la loro versatilità. Ci sono stati anche
momenti di silenzio, di riflessione e di testimonianza.
Dopo il saluto dell’Arcivescovo ha iniziato a raccontare la sua
esperienza Isabella, una ragazza di Civitanova Marche, impegnata nel
coordinamento di accoglienza degli Austriaci. "All’inizio - ha
detto - mi sentivo un po’ a disagio per la lingua, per gli usi, le
tradizioni e i costumi diversi. Poi ho sentito qualcosa che ci accomunava,
anzi Qualcuno: l’essere stati chiamati da un vecchio-giovane Papa".
"Posso solo dirvi - ha continuato - di avere assistito al miracolo e
alla fantasia della gioventù che si affida a Dio. La gioia e l’allegria
che si è vissuta insieme a questi giovani, con i quali si parlava solo a
gesti, va oltre la nostra capacità di pianificazione".
Anche Eros, un giovane di di Montegranaro, ha partecipato alla GMG.
"Ho visto il papa a 500 metri - ha detto - e per me, che prima lo
avevo visto solo in Tv, è stata una commozione incredibile. Ma tutto è
cominciato una settimana prima, quando abbiamo popolato Roma. In
metropolitana e negli autobus non si parlava, ci si riconosceva dagli inni
nazionali. All’inizio i romani erano sospettosi e increduli, poi si sono
trasformati perchè coinvolti dalla nostra gioia e dal nostro entusiasmo.
Al Circo Massimo, dopo la riconciliazione e l’eucarestia, la gioia si è
fatta dilangante. Ma era la grazia di Dio che la faceva sbocciare. Il
culmine però è stata la sera della Veglia. Noi eravamo arrivati a Tor
Vergata fin dal mattino. Un caldo torrido. Ma tutti tranquilli. L’unico
assalto era alle fontane. Poi alla sera verso le 19/19.30 un elicottero
bianco gira 2 o 3 volte sopra le nostre teste. Era il Santo Padre che si
godeva lo spettacolo. E si aveva l’impressione che da lassù guardasse
ciascuno di noi personalmente. E durante la sua riflessione mi ha
sconvolto il silenzio di 2 milioni di giovani. Un silenzio che neppure a
scuola ho mai sentito. Si taceva perchè il Papa parlava proprio a me. E
quando c’è qualcuno che ti parla devi fare silenzio. Lui parlava
personalmente a ciascuno e non ci si poteva distrarre. Poi la notte è
scesa. Pochi hanno preso sonno. La gioia era immensa e sconvolgente. Poi,
il giorno dopo, la celebrazione della Messa e pian piano tutti a casa. Ma
un’altra cosa sconvolgente è stato il fatto che sulla via di casa i 25
mila volontari del giubileo dalle casacche blu ci dicevano: Grazie.
Dicevano grazie a noi. Loro avevano lavorato per noi e ci ringraziavano.
Pensavo che una volta a casa tutto finisse. Invece no. A casa infatti
nessuno mi ha chiesto: come è andata? Lo avevo scritto nel volto. E mi
sono convinto che il Papa avesse ragione: è possibile cambiare il mondo.
È possibile. Tocca a noi".
Ogni testimonianza è intervallata da un canto guidato dal coro del Gruppo
Tend e di altri giovani di Morrovalle, diretto alla grande da un giovane
padre passionista. È padre Aurelio, ordinato sacerdote sabato 4 novembre
2000 dal Vescovo Gennaro, che entusiasma l’assemblea di non meno di 600
giovani, provenienti da tutte le Vicarie.
Poi è la volta della testimonianza di Luca, un ragazzo di Fermo. Per lui
partecipare alla GMG ha significato entrare nel Seminario "Redemptoris
Mater" di Macerata. "In quel seminario - ha detto - ci stiamo
preparando per evangelizzare la Cina. Macerata infatti ha un legame
particolare con la terra del sol levante attraverso Padre Matteo Ricci, il
gesuita missionario in quella terra. Ebbene partecipare a metà agosto
alla convocazione dei giovani ha cambiato la mia vita. Veramente a 5 anni
dicevo che da grande volevo fare o il pompiere o il prete. Questo lo
ricordo con piacere perchè penso che Dio già a quell’età aveva
seminato nel mio cuore la vocazione. Oggi questo seme è sbocciato. Certo
prima di rispondere alla sua chiamata mi sono perso dietro gli idoli del
mondo. Ma il lunedì dopo la GMG ci siamo alzati in 3000 per entrare in
seminario e in 3000 per entrare in monastero".
"Ma che mi manca, dai, dai - sono le parole di un canto rap che 600
bocche cantavano - Sono un uomo ricco, posso avere ogni cosa o comprare
tutto. Intelligente, onnipotente, tutto quello che mi occorre posso averlo
in un istante. Che mi manca? Voglio sapere. Non c’è tempo da buttare,
voglio sapere cosa fare. Vai vendi tutto quello che hai poi, vieni e
seguimi".
Ma il canto-guida della GMG, che è rimbombato anche in Cattedrale a
Fermo, è stato: "siamo qui sotto la stessa luce, sotto la sua croce
cantando ad una voce è l’Emmanuel".
E da questo canto l’Arcivescovo ha preso il via per la sua riflessione.
"Sotto la stessa luce, sotto la sua croce - ha detto - abbiamo
vissuto un'intensa esperienza spirituale. Cristo è con noi. È
l'Emmanuel. Se Lui è con noi che cosa dobbiamo temere?" E poi
rivolto con forza ai giovani : "È lui che cercate quando sognate la
felicità; è lui che cercate quando agognate la bellezza; è lui che
provoca la sete di radicalità; è lui che suscita in voi un ideale
grande; è lui che vi dona il coraggio delle decisioni... ". La
convocazione in duomo è stata voluta per mantener vivo un impegno.
"Dire: io c'ero, - ha continuato l'Arcivescovo - vuol dire rendersi
responsabili. Vuol dire rispondere con la fedeltà agli impegni di vita
sul piano personale e sul piano di gruppo: famiglia, parrocchia,
associazione, movimento. Dire: io c'ero significa portare fuoco di Cristo
che vuole illuminare e riscaldare. Oggi la cristianità ha bisogno di
essre rinvigorita. La vita della società va corretta alla luce dei santi
e dei martiri.
Prima di tutto attraverso la condanna di ogni violenza. La sopraffazione,
qualsiasi essa sia, non dev'essere al servizio della evangelizzazione.
Guai all'arroganza, ai ricatti, ai calcoli astuti. I nostri martiri la
violenza l'hanno subita. Ed è sotto la sua croce che si ha la forza di
testimoniare la fedeltà a Cristo. Non c'è cristianesimo senza la croce.
Una religione che incanta senza croce, non è di Cristo. È una menzogna e
finisce in disumanità.
Poi 'Arcivescovo ha dato il mandato di "portare il fuoco della fedeltà
che rinvigorisce questa epoca".
Ma per essere fedeli occorre un incontro personale con un amico che non ti
fa sentire mai più solo: Gesù Cristo. "Anche questa sera lo
incontriamo - ha detto il pastore fermano -. La sua parola spinge a
riflettere, a studiare, a trovare ragioni per testimoniare la fede e
donarla a chi non conosce Gesù.
Conoscere Gesù attraverso l'intelligenza e attraverso il contatto
personale avviene nei sacramenti. Per questo il Papa ha voluto che alla
GMG si celebrassero la riconciliazione e l'Eucarestia.
Necessaria è anche la preghiera personale. "Prendete un vangelo - ha
suggerito il Vescovo - e provate a sottolineare quante volte si parla di
preghiera... S. Alfonso diceva: chi prega si salva e chi non prega si
danna".
Poi un altro invito dell'Arcivescvo è di essere fieri di appartenere a
Cristo. E quindi si è chiesto: cosa domando alla chiesa fermana per i
giovani? Domando la stessa cosa che chiedo a voi: il dono della Parola di
Dio, una vita cristiana non ingessata, una direzione spirituale più
puntuale e spazi ecclesiali più quaificati. In ogni vicaria ci dovrebbe
essere una porta aperta dove qualche presbitero possa ascoltare e parlarvi
di Cristo. "A questo proposito vi auguro di trovare un sacerdote vero
nella vostra vita. Alle comunità chiedo il massimo perché i giovani
siano accolti uno per uno, perché ognuno è un capolavoro inedito".
Poi, riprendendo un'espressione del discorso del papa durante la veglia a
Tor Vergata, l'Arcivescovo ha detto che "la comunità cristiana dev'essere
un laboratorio della fede così come lo dev'essere ogni forma associativa,
dalla banda musicale, al coro, dalla cooperativa alla radio, da internet
alla confraternita. Cosa ne facciamo di queste associazioni se non aiutano
l'intelligenza della fede? Il laboratorio - ha continuato il Vescovo - è
dare risposte serie alle sfide a cui la fede oggi è chiamata a
rispondere".
"Ricordatevi che siamo stati mandati dal Papa in tutto il mondo. Dire
"io c'ero" - lo dico con umiltà e fierezza - significa anche
dire: tu puoi contare su di me perché io c'ero. Andate in tutto il mondo
e predicate: chi vi ascolterà sarà salvo.
L'essere stati a Roma vuol dire avere la consapevolezza di portare la
salvezza in vasi fragili. Ma Gesù ci ha detto: io sono con voi".
Poi prima di terminare la sua riflessione l'Arcivescovo ha detto:
"Vorrei che nascesse una porta aperta per i giovani dove un sacerdote
potesse ascoltarli. Domando una pastorale giovanile. Chiedo a tutti voi di
impegnarvi per due anni con tutta la chiesa diocesana sul tema della
famiglia: in famiglia, con la famiglia e per la famiglia".
Terminato il discorso del vescovo, gli applausi sono stati scroscianti. I
giovani sono stati attenti e silenziosi. La celebrazione è terminata con
un piccolo dono del vescovo: un libretto con i discorsi del Papa alla GMG,
preceduto da un suo saluto e una guida di preghiera per l'Avvento, rivolto
a tutti i giovani delle Marche dalla Pastorale Giovanile Regionale.
Andrea Andreozzi
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