F. C. P. numero 20.........30 novembre 2000

Editoriale

La gioia del silenzio

I Monaci benedettini ritornano
all'abbazia dei Ss. Ruffino e Vitale

Roberto Cintio diacono

Caritas Diocesana Avvento 2000

Il lavoro nella concezione cristiana
della vita

Inaugurazione dell'anno scolastico
al "Paolo VI"

Inserto a cura dell'Ufficio
per la Pastorale Familiare

Paura ed immagine nemiche della
santità della Chiesa

Catechismo, Seminario,
Madonna del Pianto

L'enigma dell'identità

I Figli, primavera della famiglia
e della società

La Chiesa in Camerun

Storia del giubileo nei francobolli

In memoria di don Raffaele Pieroni

Mauro Fratini.
Un padre e un marito eccezionale

 


Perché la festa continui

Un clima da stadio in Cattedrale a Fermo. Sabato 25 novembre l’Arcivescovo ha voluto convocare tutti i giovani per far memoria della Giornata Mondiale della Gioventu (GMG). E i giovani sono venuti in tanti. La cattedrale era gremita come nelle grandi occasioni. Ma quello che più ha commosso è stato il tornare a respirare l’entusiasmo di quei giorni. Il momento clou è arrivato con le immagini della notte di veglia con il Papa del 19/08. Durante la proiezione, durata una decina di minuti, si sono avuti una decina di applausi scroscianti. Si è ripetuto quel chiasso che, come il Papa disse, "ha sentito tutta Roma e che non dimenticherà mai".
I giovani sanno stare in piazza e in chiesa, cantare il rock e il gregoriano, ballare e stare in contemplazione, fare chiasso e stare in silenzio, ma sempre con la stessa voglia di testimoniare la fatica e la gioia di credere.
Anche sabato hanno dimostrato la loro versatilità. Ci sono stati anche momenti di silenzio, di riflessione e di testimonianza.
Dopo il saluto dell’Arcivescovo ha iniziato a raccontare la sua esperienza Isabella, una ragazza di Civitanova Marche, impegnata nel coordinamento di accoglienza degli Austriaci. "All’inizio - ha detto - mi sentivo un po’ a disagio per la lingua, per gli usi, le tradizioni e i costumi diversi. Poi ho sentito qualcosa che ci accomunava, anzi Qualcuno: l’essere stati chiamati da un vecchio-giovane Papa". "Posso solo dirvi - ha continuato - di avere assistito al miracolo e alla fantasia della gioventù che si affida a Dio. La gioia e l’allegria che si è vissuta insieme a questi giovani, con i quali si parlava solo a gesti, va oltre la nostra capacità di pianificazione".
Anche Eros, un giovane di di Montegranaro, ha partecipato alla GMG. "Ho visto il papa a 500 metri - ha detto - e per me, che prima lo avevo visto solo in Tv, è stata una commozione incredibile. Ma tutto è cominciato una settimana prima, quando abbiamo popolato Roma. In metropolitana e negli autobus non si parlava, ci si riconosceva dagli inni nazionali. All’inizio i romani erano sospettosi e increduli, poi si sono trasformati perchè coinvolti dalla nostra gioia e dal nostro entusiasmo. Al Circo Massimo, dopo la riconciliazione e l’eucarestia, la gioia si è fatta dilangante. Ma era la grazia di Dio che la faceva sbocciare. Il culmine però è stata la sera della Veglia. Noi eravamo arrivati a Tor Vergata fin dal mattino. Un caldo torrido. Ma tutti tranquilli. L’unico assalto era alle fontane. Poi alla sera verso le 19/19.30 un elicottero bianco gira 2 o 3 volte sopra le nostre teste. Era il Santo Padre che si godeva lo spettacolo. E si aveva l’impressione che da lassù guardasse ciascuno di noi personalmente. E durante la sua riflessione mi ha sconvolto il silenzio di 2 milioni di giovani. Un silenzio che neppure a scuola ho mai sentito. Si taceva perchè il Papa parlava proprio a me. E quando c’è qualcuno che ti parla devi fare silenzio. Lui parlava personalmente a ciascuno e non ci si poteva distrarre. Poi la notte è scesa. Pochi hanno preso sonno. La gioia era immensa e sconvolgente. Poi, il giorno dopo, la celebrazione della Messa e pian piano tutti a casa. Ma un’altra cosa sconvolgente è stato il fatto che sulla via di casa i 25 mila volontari del giubileo dalle casacche blu ci dicevano: Grazie. Dicevano grazie a noi. Loro avevano lavorato per noi e ci ringraziavano. Pensavo che una volta a casa tutto finisse. Invece no. A casa infatti nessuno mi ha chiesto: come è andata? Lo avevo scritto nel volto. E mi sono convinto che il Papa avesse ragione: è possibile cambiare il mondo. È possibile. Tocca a noi".
Ogni testimonianza è intervallata da un canto guidato dal coro del Gruppo Tend e di altri giovani di Morrovalle, diretto alla grande da un giovane padre passionista. È padre Aurelio, ordinato sacerdote sabato 4 novembre 2000 dal Vescovo Gennaro, che entusiasma l’assemblea di non meno di 600 giovani, provenienti da tutte le Vicarie.
Poi è la volta della testimonianza di Luca, un ragazzo di Fermo. Per lui partecipare alla GMG ha significato entrare nel Seminario "Redemptoris Mater" di Macerata. "In quel seminario - ha detto - ci stiamo preparando per evangelizzare la Cina. Macerata infatti ha un legame particolare con la terra del sol levante attraverso Padre Matteo Ricci, il gesuita missionario in quella terra. Ebbene partecipare a metà agosto alla convocazione dei giovani ha cambiato la mia vita. Veramente a 5 anni dicevo che da grande volevo fare o il pompiere o il prete. Questo lo ricordo con piacere perchè penso che Dio già a quell’età aveva seminato nel mio cuore la vocazione. Oggi questo seme è sbocciato. Certo prima di rispondere alla sua chiamata mi sono perso dietro gli idoli del mondo. Ma il lunedì dopo la GMG ci siamo alzati in 3000 per entrare in seminario e in 3000 per entrare in monastero".
"Ma che mi manca, dai, dai - sono le parole di un canto rap che 600 bocche cantavano - Sono un uomo ricco, posso avere ogni cosa o comprare tutto. Intelligente, onnipotente, tutto quello che mi occorre posso averlo in un istante. Che mi manca? Voglio sapere. Non c’è tempo da buttare, voglio sapere cosa fare. Vai vendi tutto quello che hai poi, vieni e seguimi".
Ma il canto-guida della GMG, che è rimbombato anche in Cattedrale a Fermo, è stato: "siamo qui sotto la stessa luce, sotto la sua croce cantando ad una voce è l’Emmanuel".
E da questo canto l’Arcivescovo ha preso il via per la sua riflessione. "Sotto la stessa luce, sotto la sua croce - ha detto - abbiamo vissuto un'intensa esperienza spirituale. Cristo è con noi. È l'Emmanuel. Se Lui è con noi che cosa dobbiamo temere?" E poi rivolto con forza ai giovani : "È lui che cercate quando sognate la felicità; è lui che cercate quando agognate la bellezza; è lui che provoca la sete di radicalità; è lui che suscita in voi un ideale grande; è lui che vi dona il coraggio delle decisioni... ". La convocazione in duomo è stata voluta per mantener vivo un impegno. "Dire: io c'ero, - ha continuato l'Arcivescovo - vuol dire rendersi responsabili. Vuol dire rispondere con la fedeltà agli impegni di vita sul piano personale e sul piano di gruppo: famiglia, parrocchia, associazione, movimento. Dire: io c'ero significa portare fuoco di Cristo che vuole illuminare e riscaldare. Oggi la cristianità ha bisogno di essre rinvigorita. La vita della società va corretta alla luce dei santi e dei martiri.
Prima di tutto attraverso la condanna di ogni violenza. La sopraffazione, qualsiasi essa sia, non dev'essere al servizio della evangelizzazione. Guai all'arroganza, ai ricatti, ai calcoli astuti. I nostri martiri la violenza l'hanno subita. Ed è sotto la sua croce che si ha la forza di testimoniare la fedeltà a Cristo. Non c'è cristianesimo senza la croce. Una religione che incanta senza croce, non è di Cristo. È una menzogna e finisce in disumanità.
Poi 'Arcivescovo ha dato il mandato di "portare il fuoco della fedeltà che rinvigorisce questa epoca".
Ma per essere fedeli occorre un incontro personale con un amico che non ti fa sentire mai più solo: Gesù Cristo. "Anche questa sera lo incontriamo - ha detto il pastore fermano -. La sua parola spinge a riflettere, a studiare, a trovare ragioni per testimoniare la fede e donarla a chi non conosce Gesù.
Conoscere Gesù attraverso l'intelligenza e attraverso il contatto personale avviene nei sacramenti. Per questo il Papa ha voluto che alla GMG si celebrassero la riconciliazione e l'Eucarestia.
Necessaria è anche la preghiera personale. "Prendete un vangelo - ha suggerito il Vescovo - e provate a sottolineare quante volte si parla di preghiera... S. Alfonso diceva: chi prega si salva e chi non prega si danna".
Poi un altro invito dell'Arcivescvo è di essere fieri di appartenere a Cristo. E quindi si è chiesto: cosa domando alla chiesa fermana per i giovani? Domando la stessa cosa che chiedo a voi: il dono della Parola di Dio, una vita cristiana non ingessata, una direzione spirituale più puntuale e spazi ecclesiali più quaificati. In ogni vicaria ci dovrebbe essere una porta aperta dove qualche presbitero possa ascoltare e parlarvi di Cristo. "A questo proposito vi auguro di trovare un sacerdote vero nella vostra vita. Alle comunità chiedo il massimo perché i giovani siano accolti uno per uno, perché ognuno è un capolavoro inedito".
Poi, riprendendo un'espressione del discorso del papa durante la veglia a Tor Vergata, l'Arcivescovo ha detto che "la comunità cristiana dev'essere un laboratorio della fede così come lo dev'essere ogni forma associativa, dalla banda musicale, al coro, dalla cooperativa alla radio, da internet alla confraternita. Cosa ne facciamo di queste associazioni se non aiutano l'intelligenza della fede? Il laboratorio - ha continuato il Vescovo - è dare risposte serie alle sfide a cui la fede oggi è chiamata a rispondere".
"Ricordatevi che siamo stati mandati dal Papa in tutto il mondo. Dire "io c'ero" - lo dico con umiltà e fierezza - significa anche dire: tu puoi contare su di me perché io c'ero. Andate in tutto il mondo e predicate: chi vi ascolterà sarà salvo.
L'essere stati a Roma vuol dire avere la consapevolezza di portare la salvezza in vasi fragili. Ma Gesù ci ha detto: io sono con voi".
Poi prima di terminare la sua riflessione l'Arcivescovo ha detto: "Vorrei che nascesse una porta aperta per i giovani dove un sacerdote potesse ascoltarli. Domando una pastorale giovanile. Chiedo a tutti voi di impegnarvi per due anni con tutta la chiesa diocesana sul tema della famiglia: in famiglia, con la famiglia e per la famiglia".
Terminato il discorso del vescovo, gli applausi sono stati scroscianti. I giovani sono stati attenti e silenziosi. La celebrazione è terminata con un piccolo dono del vescovo: un libretto con i discorsi del Papa alla GMG, preceduto da un suo saluto e una guida di preghiera per l'Avvento, rivolto a tutti i giovani delle Marche dalla Pastorale Giovanile Regionale.

Andrea Andreozzi

 

 

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