F. C. P. numero 20.........30 novembre 2000

Editoriale

I Monaci benedettini ritornano
all'abbazia dei Ss. Ruffino e Vitale

Perché la festa continui

Roberto Cintio diacono

Caritas Diocesana Avvento 2000

Il lavoro nella concezione cristiana
della vita

Inaugurazione dell'anno scolastico
al "Paolo VI"

Inserto a cura dell'Ufficio
per la Pastorale Familiare

Paura ed immagine nemiche della
santità della Chiesa

Catechismo, Seminario,
Madonna del Pianto

L'enigma dell'identità

I Figli, primavera della famiglia
e della società

La Chiesa in Camerun

Storia del giubileo nei francobolli

In memoria di don Raffaele Pieroni

Mauro Fratini.
Un padre e un marito eccezionale

 


La gioia del silenzio

In Cattedrale

Testimoniare la gioia del silenzio. È questo il messaggio che le claustrali salite in Cattedrale a Fermo hanno ricevuto dall'Arcivescovo, mons. Franceschetti. Martedì 21 novembre, segnato nel calendario liturgico come "Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio", la Chiesa fermana ha celebrato il Giubileo delle Monache. Se ne sono ritrovate in un centinaio davanti al vialone che conduce alla Cattedrale di Fermo. Lì hanno atteso l'Arcivescovo e poi cantando le litanie dei santi hanno varcato la porta del Duomo fermano. Tutte hanno preso posto nel presbiterio. Poi si sono presentate: le Benedettine con i suoi 7 monasteri (Amandola, Fermo, Monte S. Giusto, Monte S. Martino, Potenza Picena, S. Angelo in Pontano, Santa Vittoria in Matenano), le Clarisse minori con i suoi 4 monasteri (Falerone, Fermo, Montegiorgio, Potenza Picena), le Clarisse Cappuccine (Fermo) e le Domenicane (Loro Piceno e Montefiore dell'Aso).
Ogni ordine monastico ha presentato il suo carisma particolare. Tutte le monache però, sul modello di Maria, Madre del Signore, sono un sublime esempio di totale disponibilità a Dio. Tale dimensione, accolta come dono e scelta con libertà, diventa luogo teologico, segno e annuncio profetico dell'assoluto di Dio. Come riflesso e irradiazione della loro vita contemplativa, le monache offrono alla comunità cristiana e al mondo un silenzioso annuncio e un'umile testimonianza del mistero di Dio, mantenendo viva in tal modo la profezia nel cuore sponsale della Chiesa.
"Siamo qui - ha detto l'Arcivescovo - per dire la gioia infinita e la riconoscenza incontenibile". Dio chiama ad un amore sponsale e rispondendo si testimonia che Dio è con noi e ci ha salvato.
Quindi il Vescovo ha ricordato l'importanza della Cattedrale per la fede di ogni battezzato. "È la chiesa - ha detto - dove il Vescovo, in comunione con tutti i vescovi, esercita il suo magistero. È l'appello concreto e visibile alla successione apostolica. Questa cattedrale ci lega ontologicamente al Signore Gesù. Attraverso queste mura veniamo compaginati in un'unica Chiesa. Infatti ripeteremo: credo in Dio Padre, in Cristo e nello Spirito Santo. È in questa chiesa che vengono benedetti gli oli santi e si ordinano i presbiteri e i vescovi. È in questa chiesa che si riconosce la fonte della vita ecclesiale. Mai - ha detto il Vescovo alle Monache - abbia a diminuire il sentimento di comunione a Cristo e alla Chiesa".
Celebrare il Giubileo significa ritornare alle fonti, alle sorgenti, alle radici della fede. Solo se si ritorna continuamente alle sorgenti si può produrre novità di virtù, di opere, di amore.

In Processione

Il giubileo serve anche a recuperare alcune prerogative della vita monastica: profondità, fervore, freschezza, bellezza e gioia.
Poi il celebrante ha richiamato l'importanza della contemplazione nella vita di tutti i giorni. "Gli uomini - ha detto - non hanno più l'abitudine a fermarsi e a cercare il senso della vita. Siete voi allora a dire agli uomini che vivere è scegliere. E che nella vita non si può piacere a tutti. Occorre saper discernere ciò che è nel disegno di Dio".
L'Anno giubilare è anche un anno per rinnovare la vita a livello personale e comunitario. "In una trappa nel deserto un padre terminava le sue omelie dicendo sempre: miei fratelli state attenti a non diventare senza Dio nel chiostro...". È necessario allora - ha ricordato il Vescovo - mettersi alla ricerca di Dio nell'ascolto, come Maria, sorella di Marta che "seduta ai piedi di Gesù lo ascoltava". Nel monastero si dev'essere sempre alla ricerca di Dio. Anzi cercandolo ci si accorge che è Lui a cercare noi. E si fa esperienza di quanto gli siamo cari". "Queste caratteristiche siano annunciate nella vostra vita". Con questo augurio l'Arcivescovo ha concluso la sua omelia. Ha poi presentato i monaci benedettini che faranno rifiorire il monastero dei santi Ruffino e Vitale.
Dopo l'omelia ogni monastero presenta all'altare i doni caratteristici del lavoro quotidiano: maglie, paste, ostie, liquori.
E prima della Benedizione finale ogni Abbadessa riceve dal Vicario Moniale, mons. Ettore Colombo, un dono per ricordare questo evento giubilare. Così come ricevono un crocifisso tutte le monache che hanno partecipato alla celebrazione. Il Vescovo poi ha voluto mostrare la cripta. Molte sorelle non sono mai entrate in Cattedrale.
Giubileo è gioia di stare insieme. Ed allora lo stare insieme si celebra anche attorno ad una mensa imbandita. Il Giubileo delle Claustrali si conclude in seminario dove il rettore, don Emilio Rocchi, ha esclamato: "Occorrerebbe una lapide qui in Seminario per ricordare questo evento straordinario".