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Editoriale
I
Monaci benedettini ritornano
all'abbazia dei Ss. Ruffino e Vitale
Perché
la festa continui
Roberto
Cintio diacono
Caritas
Diocesana Avvento 2000
Il
lavoro nella concezione cristiana
della vita
Inaugurazione
dell'anno scolastico
al "Paolo VI"
Inserto
a cura dell'Ufficio
per la Pastorale Familiare
Paura
ed immagine nemiche della
santità della Chiesa
Catechismo,
Seminario,
Madonna del Pianto
L'enigma
dell'identità
I
Figli, primavera della famiglia
e della società
La
Chiesa in Camerun
Storia
del giubileo nei francobolli
In
memoria di don Raffaele Pieroni
Mauro
Fratini.
Un padre e un marito eccezionale
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La gioia del
silenzio

Testimoniare la gioia
del silenzio. È questo il messaggio che le claustrali salite in
Cattedrale a Fermo hanno ricevuto dall'Arcivescovo, mons. Franceschetti.
Martedì 21 novembre, segnato nel calendario liturgico come
"Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio", la Chiesa
fermana ha celebrato il Giubileo delle Monache. Se ne sono ritrovate in un
centinaio davanti al vialone che conduce alla Cattedrale di Fermo. Lì
hanno atteso l'Arcivescovo e poi cantando le litanie dei santi hanno
varcato la porta del Duomo fermano. Tutte hanno preso posto nel
presbiterio. Poi si sono presentate: le Benedettine con i suoi 7 monasteri
(Amandola, Fermo, Monte S. Giusto, Monte S. Martino, Potenza Picena, S.
Angelo in Pontano, Santa Vittoria in Matenano), le Clarisse minori con i
suoi 4 monasteri (Falerone, Fermo, Montegiorgio, Potenza Picena), le
Clarisse Cappuccine (Fermo) e le Domenicane (Loro Piceno e Montefiore
dell'Aso).
Ogni ordine monastico ha presentato il suo carisma particolare. Tutte le
monache però, sul modello di Maria, Madre del Signore, sono un sublime
esempio di totale disponibilità a Dio. Tale dimensione, accolta come dono
e scelta con libertà, diventa luogo teologico, segno e annuncio profetico
dell'assoluto di Dio. Come riflesso e irradiazione della loro vita
contemplativa, le monache offrono alla comunità cristiana e al mondo un
silenzioso annuncio e un'umile testimonianza del mistero di Dio,
mantenendo viva in tal modo la profezia nel cuore sponsale della Chiesa.
"Siamo qui - ha detto l'Arcivescovo - per dire la gioia infinita e la
riconoscenza incontenibile". Dio chiama ad un amore sponsale e
rispondendo si testimonia che Dio è con noi e ci ha salvato.
Quindi il Vescovo ha ricordato l'importanza della Cattedrale per la fede
di ogni battezzato. "È la chiesa - ha detto - dove il Vescovo, in
comunione con tutti i vescovi, esercita il suo magistero. È l'appello
concreto e visibile alla successione apostolica. Questa cattedrale ci lega
ontologicamente al Signore Gesù. Attraverso queste mura veniamo
compaginati in un'unica Chiesa. Infatti ripeteremo: credo in Dio Padre, in
Cristo e nello Spirito Santo. È in questa chiesa che vengono benedetti
gli oli santi e si ordinano i presbiteri e i vescovi. È in questa chiesa
che si riconosce la fonte della vita ecclesiale. Mai - ha detto il Vescovo
alle Monache - abbia a diminuire il sentimento di comunione a Cristo e
alla Chiesa".
Celebrare il Giubileo significa ritornare alle fonti, alle sorgenti, alle
radici della fede. Solo se si ritorna continuamente alle sorgenti si può
produrre novità di virtù, di opere, di amore.

Il giubileo serve
anche a recuperare alcune prerogative della vita monastica: profondità,
fervore, freschezza, bellezza e gioia.
Poi il celebrante ha richiamato l'importanza della contemplazione nella
vita di tutti i giorni. "Gli uomini - ha detto - non hanno più
l'abitudine a fermarsi e a cercare il senso della vita. Siete voi allora a
dire agli uomini che vivere è scegliere. E che nella vita non si può
piacere a tutti. Occorre saper discernere ciò che è nel disegno di
Dio".
L'Anno giubilare è anche un anno per rinnovare la vita a livello
personale e comunitario. "In una trappa nel deserto un padre
terminava le sue omelie dicendo sempre: miei fratelli state attenti a non
diventare senza Dio nel chiostro...". È necessario allora - ha
ricordato il Vescovo - mettersi alla ricerca di Dio nell'ascolto, come
Maria, sorella di Marta che "seduta ai piedi di Gesù lo
ascoltava". Nel monastero si dev'essere sempre alla ricerca di Dio.
Anzi cercandolo ci si accorge che è Lui a cercare noi. E si fa esperienza
di quanto gli siamo cari". "Queste caratteristiche siano
annunciate nella vostra vita". Con questo augurio l'Arcivescovo ha
concluso la sua omelia. Ha poi presentato i monaci benedettini che faranno
rifiorire il monastero dei santi Ruffino e Vitale.
Dopo l'omelia ogni monastero presenta all'altare i doni caratteristici del
lavoro quotidiano: maglie, paste, ostie, liquori.
E prima della Benedizione finale ogni Abbadessa riceve dal Vicario Moniale,
mons. Ettore Colombo, un dono per ricordare questo evento giubilare. Così
come ricevono un crocifisso tutte le monache che hanno partecipato alla
celebrazione. Il Vescovo poi ha voluto mostrare la cripta. Molte sorelle
non sono mai entrate in Cattedrale.
Giubileo è gioia di stare insieme. Ed allora lo stare insieme si celebra
anche attorno ad una mensa imbandita. Il Giubileo delle Claustrali si
conclude in seminario dove il rettore, don Emilio Rocchi, ha esclamato:
"Occorrerebbe una lapide qui in Seminario per ricordare questo evento
straordinario".
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