FCP  numero 18 del 15 novembre 2000



Sommario

 

Editoriale

Gialli come il sole

Pellegrinaggi Vicariali in Cattedrale

Giubileo MIssionario dei popoli

Musica per la missione

Padre Cruciani in Egitto

INSERTO a cura dell'Ufficio per la Pastorale Familiare

Gesų sorgente di vita per i popoli

O tutto o niente!

Presto che č tardi

Don Ernesto Ricci, il "don Bosco di Fermo"

Relazione della Commissione Presbiterale Regionale

FCP su Internet

Mosč, Giosuč, Gesų

Miglior tema sul Grande Giubileo

Brevi

Giubileo nei francobolli

Ero forestiero

In ricordo di...


Mosč, Giosuč, Gesų

Inaugurato a Fermo l'Anno Accademico all'ITM

La parola di Dio a fondamento della teologia. Con questa idea si č inaugurato lunedė 6 novembre l'Anno Accademico 2000-2001 all'Istituto Teologico Marchigiano sede di Fermo. La prolusione inaugurale č stata affidata al prof. Jean Louis Ska del Pontificio Istituto Biblico di Roma. Il tema svolto č "Mosč, Giosuč, Gesų".
Il professor Ska ha proposto inizialmente il parallelismo fra Gesų e Mosč nel vangelo di Matteo e in alcuni brani del vangelo di Giovanni.
Poi si č posto una domanda: Gesų č davvero il nuovo Mosč o il vero Israele?
Ed č iniziata cosė la pars destruens. Il professore, con la meticolositā e la precisione che lo contraddistingue, ha preso per mano i presenti e li ha fatti incamminare su un terreno nuovo. Infatti pian piano l'Aula Magna dell'Istituto Teologico di Fermo, gremita di seminaristi e di laici, ha scoperto che Gesų in effetti č il nuovo Giosuč, non il nuovo Mosč.
Nei primi capitoli di Matteo Gesų ripete la storia di Israele e non di Mosč: come il popolo ebraico scende in Egitto e come il popolo ebraico attraversa il Giordano, come il popolo ebraico viene tentato nel deserto.
Anche nel vangelo di Giovanni Gesų č paragonato non tanto a Mosč, quanto al popolo ebraico.
Mosč nell'AT rappresenta Israele. Mosč č la norma del popolo ebraico. Ciō che definisce l'identitā di Israele si trova nella Torah, nel Pentateuco. Il cuore dell'Antico Testamento (AT) č la legge e domina la figura di Mosč. Ma la Torah definisce un popolo che vive nel deserto e non entra nella terra promessa. Nel mondo antico era necessaria la monarchia per essere autonomi e indipendenti in un territorio. Israele invece si definisce in un "non territorio", nel deserto appunto, nel nulla giuridico, nel regno di nessuno. Israele nel deserto č una nazione che fa a meno della monarchia e del territorio. Cuore dell'esistenza di Israele č un atto libero: vivere secondo la legge. La legge di Israele č personale, non territoriale.

Quando in un popolo c'č una classe dirigente esiste una divisione tra sudditi e governanti. In Israele invece Dio regna su tutti e nel popolo c'č sostanziale uguaglianza. Mosč infatti non č il re. Ma rappresenta il popolo davanti a Dio e parla al popolo offrendo la sua bocca a Dio. Mosč č un israelita come tutti gli altri uomini: egli muore nel deserto.
Chi invece introduce il popolo nella Terra Promessa č Giosuč, nome che significa "Dio salva". La forma aramaica di Giosuč č Gesų. Come Giosuč fa entrare nella terra promessa, cosė Gesų fa entrare nel Regno di Dio.
Č Gesų allora il vero Giosuč. Č Gesų che salda il nuovo testamento direttamente al Pentateuco. Č Lui che entra e fa entrare nella vera terra promessa. Infatti il ministero di Gesų inizia proprio sulle sponde del Giordano, lā dove si erano fermati i piedi di Mosč. Gesų dopo il battesimo sconfigge le tentazioni e attraverso i miracoli sconfigge il male. Assomiglia a Giosuč che, passato il Giordano, sconfigge i nemici.
Gesų č allora presentato come colui che definitivamente fa entrare nel Regno di Dio e il vangelo si aggancia direttamente al Deuteronomio, ultimo libro del Pentateuco. Il Vangelo viene ad assumere il significato del libro di Giosuč. Ciō che sta in mezzo tra il libro del Deuteronomio e il Vangelo č attesa del Messia, attesa di Gesų.
Il relatore, poi scegliendo alcuni brani del vangelo, ha dimostrato come questa tesi ritorna ad esempio nel vangelo di Giovanni al capitolo 5. "Chi non capisce il Pentateuco non capisce Gesų" ha affermato il Professor Ska. "Per credere alla parole di Gesų occorre credere alle parole del Pentateuco. Ora in questo brano di Giovanni abbiamo alcuni numeri significativi. La piscina ha "cinque" portici. Un uomo č infermo da "trentotto" anni e aspetta che qualcuno lo getti nella piscina.
Il numero 38 si trova in Dt 2,14 e sta ad indicare gli anni in cui tutti gli israeliti che non avevano mormorato e si erano ribellati erano morti. Sta ad indicare una nuova generazione. Quella ribelle č morta. Si č pronti ad entrare nella terra promessa.
In questo brano di Giovanni allora l'allusione č semplice: riporta alla fine del Deuteronomio. Lā c'era un popolo davanti al Giordano, qui c'č una persona davanti alla piscina; lā c'č il Pentateuco, qui ci sono 5 portici; lā c'č un popolo che ha aspettato 38 anni, qui c'č un uomo che ha aspettato 38 anni, qui c'č Gesų che salva quell'uomo, lo introduce nella Terra Promessa.
Dunque č Gesų che continua il Pentateuco. Č Gesų quella persona di cui parlano Mosč e Giosuč. Il capitolo 5 di Giovanni mostra come Gesų č il nuovo Giosuč atteso. Dopo il capitolo 5 di Giovanni si apre il capitolo 6 con il miracolo della moltiplicazione dei pani.
Gesų non č il nuovo Mosč. Mosč č unico, non puō essere sostituito. Gesų continua l'opera di Mosč. Gesų č il nuovo Giosuč. La prima tappa della storia della salvezza la si compie con Mosč. Non si puō arrivare al Giordano senza Mosč. Se si elimina Mosč significa che ancora siamo in Egitto.
Con queste parole il Professor Ska ha concluso la sua prolusione saldando in maniera inattaccabile l'Antico al Nuovo Testamento.
Dopo alcune domande l'inaugurazione č continuata con la celebrazione dell'Eucaristia presieduta dallo stesso professore poiché mons. Arcivescovo, che inizialmente aveva assicurato la sua partecipazione, ha avuto un impegno improvviso.

ndg

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