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Gesù
sorgente di vita per tutti

Veglia missionaria
Diocesana
Un pozzo e un
secchio. Questa la coreografia predisposta in Cattedrale a Fermo per la
Veglia missionaria di venerdì 20 ottobre presieduta da mons. Arcivescovo
accompagnato da mons. Giovanni Messi, vescovo in Brasile e da 47 anni in
quella terra. È stata una donna del Vangelo, la samaritana, a unificare i
vari momenti della celebrazione iniziata alle ore 20,30.
La samaritana infatti è il simbolo dell'intera umanità che invoca
quell'acqua viva che Gesù, al pozzo di Sichem, ha dichiarato di
possedere. È stata proprio l'acqua il segno con cui si è iniziato.
L'Arcivescovo, dopo aver benedetto l'acqua e asperso tutti i presenti, ha
chiesto a tutti di avvicinarsi a due a due al secchio appoggiato al pozzo
bagnando la mano destra e facendo il segno di croce al vicino.
L'acqua è un segno di purificazione e un segno di verità davanti a Dio
che in Gesù chiede all'uomo l'acqua da bere.
È la prima richiesta alla samaritana: "Dammi da bere". Con
questo invito Gesù inizia la sua missione con la samaritana assetata non
solo di acqua, ma di amore e di verità. Gesù chiede acqua ma poi è lui
stesso che offre l'acqua della vita e trasforma la samaritana in apostolo.
"Il fuoco della missione si accende quando lo Spirito Santo trasforma
i nostri cuori - si legge nella lettera dei Vescovi alle comunità
cristiane L'amore di Cristo ci sospinge -. Lo Spirito opera due miracoli
assolutamente necessari per la missione: trasforma il discepolo in
missionario e attualizza l'evento storico di Gesù".
Il Vescovo ha rivolto
la sua omelia ai presenti richiamando l'importanza della Cattedrale come
segno di una comunità che ha evangelizzato il fermano. "È la
cattedrale - ha detto l'Arcivescovo - il segno delle nostre radici perché
ci riporta alle origini del cristianesimo". Poi ha esortato tutti ad
essere missionari ripetendo: "Una chiesa che non è missionaria non
è vera". "Oggi in Italia - ha proseguito - non è più normale
essere cristiani. Non è più normale conoscere Cristo. Le agenzie
comunicative preferiscono parlare di oroscopo o di segni zodiacali
piuttosto che far conoscere il santo del giorno. Tanti cercano la
magia". È in questo ambiente che bisogna essere missionari. "Se
sei cristiano sei missionario. - ha ripetuto più volte l'Arcivescovo -.
Se non sei missionario non sei cristiano. E se un cristiano non è vera
acqua, non è vero fuoco, non è sale, non è lievito a che serve?".
Con forza l'Arcivescovo ha richiamato a controbattere una mentalità
laicista diffusa in tutti gli strati del nostro paese soprattutto
"durante l'anno santo donando la fede che fa grande la nostra vita
non solo in modo personale, ma in maniera anche comunitaria come questa
sera".
Il Vescovo nella sua riflessione ha ricordato i missionari che
testimoniano con il sangue la propria fedeltà a Cristo in Africa, in
Asia, in America latina.
Ma è stato padre Gregorio Cibwabwa, originario del Congo ed ora
cappellano in Ospedale a Fermo che ha reso presente la situazione
drammatica della sua terra e delle altre nazioni africane. "Stiamo
aspettando - ha detto - che i grandi della terra non ci facciano morire di
fame e di sete. Ringrazio la chiesa italiana che ha comprato il debito
estero di due nazioni africane. La mia nazione, il Congo, non beneficerà
di questa opportunità. Ma vi ringrazio ugualmente. Solo 8 nazioni su 52
possono beneficiare di questi aiuti che provengono dal Giubileo. È come
una madre con 52 figli di cui solo 8 ricevono un aiuto". Poi padre
Gregorio ha presentato il Congo come un paese in guerra dove si vive alla
giornata ma dove la Chiesa è giovane e più forte. "La sofferenza -
ha proseguito - ci ha portato a scoprire di più Dio". Poi ha detto
che lui è un frutto della missione. Tante diocesi europee hanno mandato
fondi e sacerdoti in Africa. Oggi l'Africa è islamizzata. Quella che un
tempo era la terra di Cipriano, di Agostino, di Perpetua e Felicita è
terra in cui è difficile essere missionari.
Il problema dell'Islam è stato anche ripreso da Luigina Partenope, una
dottoressa in chimica che, durante l'estate, ha svolto un servizio di
volontariato in Siria. Ha aiutato a far partire un caseificio tenuto da
cristiani. Anche in quella terra è difficile testimoniare Gesù Cristo
perché la maggior parte della popolazione è musulmana. Per aiutare la
piccola presenza cristiana in Asia minore è necessario dare un lavoro che
permetta di sopravvivere. Luigina Partenope ha insegnato a fare yogurt, a
programmare una rete di vendita e a perfezionare la lavorazione dei
prodotti caseari, molto ricercati in quella regione. Essere missionari
significa anche spendere un po' del proprio tempo per un piccolo servizio
come ha fatto lei.
Dopo l'Africa e l'Asia, Mons. Giovanni Messi, vescovo brasiliano, ha
presentato quella nazione così smisurata come un continente.
"La speranza del popolo brasiliano - ha detto - è Gesù Cristo. Il
70 per cento della popolazione è costretta a celebrare solamente il culto
della Parola di Dio perché non ci sono presbiteri. La forza del Brasile
sono i laici. Hanno capito di essere i protagonisti anche della
evangelizzazione". Il Vescovo brasiliano ha poi ricordato i tanti
martiri brasiliani la cui fonte del martirio è solo in Gesù eucaristia.
"È l'eucaristia - ha detto - il sacramento intorno al quale si
raccoglie la Chiesa brasiliana. Infatti si stanno celebrando molti
congressi eucaristici Diocesani in preparazione al Congresso eucaristico
nazionale. Un'altra forza del Brasile è la Madonna".
Con la Parola di Dio, con l'Eucaristia e con protezione misericordiosa di
Maria il Brasile sconfigge la corruzione, l'oppressione, le bugie
organizzate dai mass media per ingannare i poveri.
ndg

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