F. C. P. Foglio di Collegamento Pastorale n° 17 del 30 ottobre 2000

Sommario

Editoriale

Dedicazione della chiesa di Marina Palmense

Pellegrinaggio Giubilare in Cattedrale

Le Marche sul colle del paradiso

La Pinacoteca parrocchiale di Corridonia pubblicizzata dalla Telecom

Buttatevi nella rete telematica

Un "Giubileo" nell'anno giubilare

San Benedetto è in mezzo a noi

Unitalsi: Pellegrinaggio nazionale a Lourdes

La CEM e la pastorale della scuola

Convegno Missionario Regionale a Loreto

In viaggio verso la propria Itaca

La GMG fa ancora riflettere

A Roma, a Roma in bicicletta

Progetto "Kneye"

Una nuova sfida alla povertà

Brevi

La difficile convivenza tra Islam e Cristianesimo

Storia del Giubileo nei francobolli

Chiamati ad illuminare

In memoria di don Francesco Mecozzi

 


Editoriale

Cara sorella morte.

Sorella. Proprio no. Non riesco a pensarti come una sorella. San Francesco c'è riuscito, io no. Il Crocifisso della copertina mi ha suggerito di scriverti per pensarti più vicina. Anche il mese di novembre per tradizione è dedicato ai defunti e fa riflettere sul nostro futuro.
Dicono che incontrarti è tornare a casa. Ma anche se ci è stato detto tante volte e da molte persone, raramente desideriamo tornare a casa. Preferiamo stare dove siamo. Conosciamo quello che abbiamo. Ci è sconosciuto invece il futuro. Anche le immagini più affascinanti 
della vita dopo la tua presenza, sorella, non possono dissipare la paura di morire. Ci aggrappiamo alla vita, anche quando i nostri rapporti sono difficili, la nostra situazione economica è precaria e la nostra salute è piuttosto misera. Eppure, Gesù è venuto per toglierti il tuo pungiglione. È venuto per aiutarci a non aver paura di te, perché ci conduci al luogo dove i desideri più profondi del nostro cuore saranno soddisfatti. Non è facile per noi crederlo, ma ogni piccolo gesto di fiducia ci porterà più vicino a questa meta.

Tu sorella, sei un passaggio a nuova vita. E suona molto bello. Ma pochi di noi desiderano compiere questo passaggio. Forse potrebbe aiutarci sapere che il passaggio finale è preceduto da molti passaggi precedenti. 
Quando si nasce si compie un passaggio dalla vita nel grembo materno alla vita tra la gente. Quando si va a scuola si compie un passaggio dalla vita in famiglia alla vita in una comunità più ampia. Quando ci si sposa si compie un passaggio da una vita con molte opzioni a una vita impegnata verso una sola persona. Quando si va in pensione si compie un passaggio da una vita lavorativa a una vita che richiede nuova creatività e saggezza. Ognuno di questi passaggi è il segno della tua presenza, morte, che porta a una nuova vita. Quando riusciamo a vivere 
bene questi passaggi siamo meglio preparati 
per il nostro passaggio finale.
Sorella, è molto difficile sentirti tale quando prendi con te una persona giovane. Quando muoiono amici di 80  o 90 anni si prova un profondo dolore e si sente moltissimo la loro mancanza ma siamo grati per la loro lunga vita. Ma quando prendi con te un adolescente, un giovane o una persona all'apice della sua carriera, sentiamo che una protesta scaturisce dal nostro cuore: "Perché?... Perché così presto?... Non è giusto". Poi viene in mente che molto più importante della quantità dei giorni 
è la qualità della vita: Gesù è morto giovane.

Noi non sappiamo quando verrai a prenderci, ma l'esserne ignari ci chiama a vivere ogni giorno, ogni settimana, ogni anno della nostra vita al massimo delle sue potenzialità.

Cara sorella morte, quando verrai avrai il Suo volto. Sarà il volto di Gesù crocifisso e risorto.