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Cara sorella morte. Sorella.
Proprio no. Non riesco a pensarti come una sorella. San Francesco c'è
riuscito, io no. Il Crocifisso della copertina mi ha suggerito di
scriverti per pensarti più vicina. Anche il mese di novembre per
tradizione è dedicato ai defunti e fa riflettere sul nostro futuro. Quando si nasce si compie un passaggio dalla vita nel grembo materno alla vita tra la gente. Quando si va a scuola si compie un passaggio dalla vita in famiglia alla vita in una comunità più ampia. Quando ci si sposa si compie un passaggio da una vita con molte opzioni a una vita impegnata verso una sola persona. Quando si va in pensione si compie un passaggio da una vita lavorativa a una vita che richiede nuova creatività e saggezza. Ognuno di questi passaggi è il segno della tua presenza, morte, che porta a una nuova vita. Quando riusciamo a vivere bene questi passaggi siamo meglio preparati per il nostro passaggio finale. Sorella, è molto difficile sentirti tale quando prendi con te una persona giovane. Quando muoiono amici di 80 o 90 anni si prova un profondo dolore e si sente moltissimo la loro mancanza ma siamo grati per la loro lunga vita. Ma quando prendi con te un adolescente, un giovane o una persona all'apice della sua carriera, sentiamo che una protesta scaturisce dal nostro cuore: "Perché?... Perché così presto?... Non è giusto". Poi viene in mente che molto più importante della quantità dei giorni è la qualità della vita: Gesù è morto giovane. Noi non sappiamo quando verrai a prenderci, ma l'esserne ignari ci chiama a vivere ogni giorno, ogni settimana, ogni anno della nostra vita al massimo delle sue potenzialità. Cara sorella morte, quando verrai avrai il Suo volto. Sarà il volto di Gesù crocifisso e risorto.
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