F. C. P. Foglio di Collegamento Pastorale n° 17 del 30 ottobre 2000

 

 

 

 

 

 

 

Sommario

Editoriale

Dedicazione della chiesa di Marina Palmense

Pellegrinaggio Giubilare in Cattedrale

Le Marche sul colle del paradiso

La Pinacoteca parrocchiale di Corridonia pubblicizzata dalla Telecom

Buttatevi nella rete telematica

Un "Giubileo" nell'anno giubilare

San Benedetto è in mezzo a noi

Unitalsi: Pellegrinaggio nazionale a Lourdes

La CEM e la pastorale della scuola

Convegno Missionario Regionale a Loreto

In viaggio verso la propria Itaca

La GMG fa ancora riflettere

A Roma, a Roma in bicicletta

Progetto "Kneye"

Una nuova sfida alla povertà

Brevi

La difficile convivenza tra Islam e Cristianesimo

Storia del Giubileo nei francobolli

Chiamati ad illuminare

In memoria di don Francesco Mecozzi

 


La difficile convivenza tra
Islam e Cristianesimo

Padre Giuseppe Cruciani e Mons. Francesco Leonardi

 

Anche se riconosciuti come gente del libro sacro (Vangelo), 
i cristiani sono considerati come infedeli ed hanno uno 
statuto inferiore a quello dei musulmani in ogni settore. 
Questo statuto si caratterizza principalmente per i seguenti aspetti:
1. I cristiani sono soggetti ad una serie di tasse:- tassa di capitazione, testatico (gizìa). Tale tassa è prevista dal Corano (IX,29) che dichiara: "Combattete coloro che non credono né in Allah né nel Giorno Ultimo; (coloro che) non dichiarano 
illecito ciò che Allah ed il suo Mandato hanno dichiarato 
illecito; (coloro che) non praticano affatto la religione della Verità, tra quelli che hanno ricevuto la Scrittura! 
(Combatteteli fino a che paghino subito la 'gizìa' e così siano umiliati".Questi versetti sottolineano l'ineguaglianza e l'intolleranza istituite tra musulmani e non-musulmani, 
quindi tra i musulmani ed i cristiani. Applicata, in principio, 
agli uomini adulti, questa tassa era destinata a riempire il tesoro pubblico ed a umiliare i cristiani allo scopo di portarli 
a convertirsi all'islam. Essa veniva spesso estorta con la 
tortura e con varie forme di violenze perpetrate dagli agenti 
del fisco e dalle autorità;
- tassa fondiaria (kharag), che poteva arrivare fino al 50% 
sulle raccolte, se non di più;
- tassa di sostentamento delle armate, ecc.
  2. Le terre dei paesi conquistati erano considerate come bottino di guerra e spettanti perciò all'insieme della 
comunità musulmana, cioè allo Stato rappresentato dal Principe.Da cui il nome di "amiria" o "miri" che vuol dire terre del principe. Dato che i conquistatori non potevano coltivare 
le terre espropriate, essi hanno considerato i vecchi 
proprietari come concessionari di terre ch'essi sfruttavano 
fino ad imporre pesanti tasse e servitù.E così fu aperta la 
porta a tutti gli abusi secondo la volontà del principe. Tutto 
l'ulteriore feudalesimo militare e civile sarà fondato su 
questo principio, e questo sarà la causa principale della 
rovina dei contadini e dell'agricoltura del Medio Oriente. A 
titolo di esempio, quando le armate arabe conquistarono l'Egitto, il governatore poté raccogliere in imposte, nel primo anno, 12 milioni di dinari e 14 milioni l'anno successivo. Ma 
nel IX° secolo il montare delle imposte si ridusse a 3 milioni 
di dinari all'anno.
Queste differenti tasse, eccessive e discriminatorie, furono 
un peso enorme sui popoli cristiani del Medio Oriente. Dappertutto nell'impero, le pressioni fiscali spinsero i 
contadini ad abbandonare l'agricoltura. Ad esempio, in 
Egitto, molti contadini si rifugiarono nei monasteri del 
deserto per evadere in particolare il testatico, da cui il clero 
era esentato; ma in seguito questo privilegio fu soppresso. Questa nuova situazione costrinse molti di loro a convertirsi all'islam, altri alla rivolta.
La grande insurrezione bachmurita dei contadini nell’836-
837 nelle terre del basso delta del Nilo indusse lo stesso 
califfo abbasside Al-Mamun a recarsi in Egitto per reprimere gl'insorti.
Le conseguenze del sistema fiscale oppressivo e il terrore 
che lo accompagnava provocò un cattivo mantenimento del sistema d'irrigazione, lo sfacelo delle dighe del Nilo, la riduzione del numero di agricoltori e delle terre coltivate. Il fatto che nell’858 l'incasso annuale calò a 3 milioni di dinari, nonostante il raddoppio delle imposte, è segno evidente 
della rovina dell'agricoltura e dei contadini non solo in Egitto ma in tutto l'Impero, dato che le stesse cause producono gli stessi effetti.

 

3. Sempre secondo questo statuto, sul piano religioso, era interdetta la conversione d'un musulmano al cristianesimo. Colui che contravveniva a questo principio era condannato a morte.
Invece la conversione all'islam era incoraggiata e i cristiani dovevano accettarla.
4. Allo stesso modo, l'islam proibiva il matrimonio d'una musulmana con un cristiano, a meno che questo non si 
faccia musulmano. Permetteva invece il matrimonio d'un musulmano con una cristiana. La maggior parte delle donne cristiane, sposate con musulmani, finivano per farsi 
musulmane, perché soggette alla pressione sociale nella 
stessa direzione. Ed i figli di queste coppie miste erano musulmani per legge.
5. Davanti alla giustizia, la testimonianza di un cristiano 
contro un musulmano era inaccettabile. Praticamente, 
anche se avesse avuto ragione, un cristiano non poteva 
sperare di vincere un processo contro un musulmano. Tutto 
il contesto socio-politico, religioso e giuridico era contro di 
lui.
6. Anche nell'abbigliamento, i cristiani erano periodicamente obbligati a vestirsi in maniera da essere riconosciuti come 
tali e soggetti a delle misure degradanti. Erano obbligati, 
per esempio, a portare delle cinture e dei segni particolari 
nei loro vestiti, tra cui i colori diversi secondo le epoche; ma 
questo era in genere blu o grigio per i cristiani, giallo per gli ebrei, bruno per i seguaci di Zoroastro. Tuttavia, il vestirsi in maniera distintiva era obbligatorio soprattutto nelle città perché era difficile per le autorità politiche farlo applicare 
nelle campagne, data l'estensione dell'impero e la scarsità dell'apparato amministrativo necessario.
Infine, nell'islam, il potere politico non è separato dalla religione che ne costituisce il supporto ideologico, e che è 
la sorgente della legittimità dell'autorità dei capi dirigenti. 
È per questo che il potere politico ha sistematicamente 
favorito l'islam contro il cristianesimo e combattuto le lingue nazionali a vantaggio dell'arabo: il copto in Egitto, l'aramaico 
in Siria, in Palestina e nel Libano, ed il caldeo in 
Mesopotamia.Inoltre, i funzionari cristiani, nonostante la loro competenza ed i servizi resi, venivano periodicamente licenziati. Così, il califfo abbasside Al -Mutawakil nell’850 
emise un decreto che ordinava il licenziamento di tutti i funzionari cristiani e ebrei. Allo stesso modo, in Egitto, con 
lo stabilirsi della dinastia ayyubide (l169-1250) i funzionari cristiani furono scacciati dall'amministrazione. Fu così che, 
pur di conservare il posto, un forte numero di cristiani si convertì all'islam.
Questo sistema religioso, socio-politico, giuridico ed 
economico estremamente duro ha costretto di conseguenza 
la maggior parte dei cristiani del Medio Oriente a passare all'islam per sfuggire alle molteplici discriminazioni 
perpetrate nei loro riguardi. A tutto questo bisogna 
aggiungere che sotto il regno degli Arabi, dei Mongoli o dei turchi, la popolazione e i poteri musulmani hanno periodicamente perseguitato i cristiani, distrutto le loro 
chiese, i loro monasteri e confiscato i loro beni. E questo ha avuto l'effetto di provocare la conversione all'islam di un più gran numero di questi ultimi.

 

Ufficialmente questo statuto discriminatorio ed oppressivo termina nel corso del XIX secolo. In Egitto la Jizia fu 
soppressa nel 1855 sotto il regno di Kedive Said. E questo provvedimento fu completato dal Kedive Taufik Pasha nel 
1879 che proclamò il principio di eguaglianza di tutti gli egiziani senza distinzione d'origine etnica o di religione.
Lo stesso nell'impero Ottomano, sotto la pressione delle potenze europee e dei riformatori ottomani, il sultano Abdul Magid, il 3 novembre del 1838 emise il grande editto reale 
che introduceva l'era delle riforme dell'impero e proclamava l'uguaglianza di tutti gli ottomani senza distinzione di razza 
o di religione.Tuttavia, questo editto e le conseguenti 
riforme non modificarono totalmente i rapporti tra cristiani 
e musulmani. Molti di questi ultimi infatti li considerarono 
come un attentato all'ordine sociale e all'islam. Queste 
riforme quindi non ottennero perciò l'effetto che sembra scontato. Sotto molteplici pretesti l'odio provocò dal 1840 al 1897 persecuzioni e massacri terribili contro i popoli 
cristiani dell'impero ottomano in Libano, in Palestina, in Siria 
e nell'Asia Minore. Questo periodo termina con i massacri 
degli Armeni da parte dei Turchi dal 1915 al 1918, massacri 
che si estesero in parte ai Caldei e ai quali i Curdi
parteciparono in massa.
È sufficiente questo insieme di fatti per far luce sui rapporti 
tra cristiani e musulmani durante questo lungo periodo della loro storia.
La conquista dei paesi del Medio Oriente da parte dell'islam 
ha avuto tre principali gravi conseguenze per i popoli 
cristiani di questa area geografica.a) Anzitutto, i popoli 
cristiani d'Oriente, che erano in maggioranza fino alla fine dell'lmpero abbasside (750-1258), sono divenuti progressivamente minoritari nel loro proprio paese con tutte 
le conseguenze politiche, economiche, sociali, culturali, linguistiche e religiose che la situazione delle minoranze comporta sotto gli stati musulmani.
b) Inoltre i cristiani convertiti all'islam, hanno rinnegato la 
loro origine etnica, la loro lingua, il loro patrimonio culturale 
e storico specifico anteriori all'islam. Essi continuano a combattere la religione, la cultura e la lingua dei loro compatrioti che restano cristiani.
c) infine, dopo un periodo di progresso dovuto alle correnti 
di civilizzazione preesistenti alla conquista, l'islam ha 
bloccato l'evoluzione dei paesi del Medio Oriente su ogni 
campo e perseguitato il pensiero razionale. Ora, senza un pensiero razionale e critico per conoscere il divenire del mondo, indipendente e libero da tutte le considerazioni ideologiche e politiche per derivare tutte le conclusioni 
dovute, non è possibile alcun progresso. E' per questo che 
dal XI secolo fino alla Prima Guerra Mondiale, il Medio 
Oriente, culla di grandi civilizzazioni, è caduto in una decadenza generale in ogni campo.Tra il periodo precedente
 e quello contemporaneo sul piano religioso, sociale e 
politico, non c'è rottura. L'islam, divenuto la religione della grande maggioranza della popolazione, mantiene le sue caratteristiche essenziali, condiziona profondamente le 
società del Medio Oriente e lascia il suo marchio in ogni 
campo. Malgrado qualche sporadico sforzo per migliorare le relazioni tra cristiani e musulmani, queste restano fondamentalmente conflittuali negli Stati contemporanei di 
tale area geografica.
Gli Stati del Medio Oriente offrono due caratteristiche 
comuni: a) anzitutto, malgrado la loro grande diversità etnico 
e religiosa, essi sono fondati su strutture unitarie e centralizzate, controllate per la maggior parte dei casi, 
eccetto il Libano, da un gruppo etnico e/o religioso. Queste strutture statali sono causa di ingiustizie e di discriminazioni nei riguardi di altri gruppi, in particolare nei riguardi dei cristiani; b) inoltre, i regimi politici dei paesi di questa 
regione, a parte il Libano fino al 1975 e, in parte, il Kuweit 
fino al 1990, si caratterizzano per l'assenza di democrazia, perché l'islam, che mentalizza, fin dall'infanzia, ad una 
visione ineguale del mondo, condiziona il comportamento umano e così influisce sull'organizzazione, le istituzioni e le leggi civili. Perciò, il potere politico mantiene e riproduce le molteplici discriminazioni nei riguardi dei cristiani di cui violenta i diritti fondamentali.

Speciale Le donne in Afghanistan

 

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