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Una nuova
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Brevi
La difficile
convivenza tra Islam e Cristianesimo
Storia del
Giubileo nei francobolli
Chiamati ad
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In memoria
di don Francesco Mecozzi
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La difficile
convivenza tra
Islam e
Cristianesimo

Anche
se riconosciuti come gente del libro sacro (Vangelo),
i cristiani sono
considerati come infedeli ed hanno uno
statuto inferiore a quello dei
musulmani in ogni settore.
Questo statuto si caratterizza principalmente
per i seguenti aspetti:
1.
I cristiani sono soggetti ad una serie di tasse:-
tassa di capitazione, testatico (gizìa). Tale tassa è prevista dal
Corano (IX,29) che dichiara: "Combattete coloro che non credono né
in Allah né nel Giorno Ultimo; (coloro che) non dichiarano
illecito ciò
che Allah ed il suo Mandato hanno dichiarato
illecito; (coloro che) non
praticano affatto la religione della Verità, tra quelli che hanno
ricevuto la Scrittura!
(Combatteteli fino a che paghino subito la 'gizìa'
e così siano umiliati".Questi
versetti sottolineano l'ineguaglianza e l'intolleranza istituite tra
musulmani e non-musulmani,
quindi tra i musulmani ed i cristiani.
Applicata, in principio,
agli uomini adulti, questa tassa era destinata
a riempire il tesoro pubblico ed a umiliare i cristiani allo scopo di
portarli
a convertirsi all'islam. Essa veniva spesso estorta con la
tortura e con varie forme di violenze perpetrate dagli agenti
del fisco
e dalle autorità;
-
tassa fondiaria (kharag), che poteva arrivare fino al 50%
sulle
raccolte, se non di più;
-
tassa di sostentamento delle armate, ecc.
2.
Le terre dei paesi conquistati erano considerate come bottino di guerra
e spettanti perciò all'insieme della
comunità musulmana, cioè allo
Stato rappresentato dal Principe.Da
cui il nome di "amiria" o "miri" che vuol dire terre
del principe. Dato che i conquistatori non potevano coltivare
le terre
espropriate, essi hanno considerato i vecchi
proprietari come
concessionari di terre ch'essi sfruttavano
fino ad imporre pesanti tasse
e servitù.E
così fu aperta la
porta a tutti gli abusi secondo la volontà del
principe. Tutto
l'ulteriore feudalesimo militare e civile sarà fondato
su
questo principio, e questo sarà la causa principale della
rovina dei
contadini e dell'agricoltura del Medio Oriente. A
titolo di esempio,
quando le armate arabe conquistarono l'Egitto, il governatore poté
raccogliere in imposte, nel primo anno, 12 milioni di dinari e 14
milioni l'anno successivo. Ma
nel IX° secolo il montare delle imposte
si ridusse a 3 milioni
di dinari all'anno.
Queste
differenti tasse, eccessive e discriminatorie, furono
un peso enorme sui
popoli cristiani del Medio Oriente. Dappertutto nell'impero, le
pressioni fiscali spinsero i
contadini ad abbandonare l'agricoltura. Ad
esempio, in
Egitto, molti contadini si rifugiarono nei monasteri del
deserto per evadere in particolare il testatico, da cui il clero
era
esentato; ma in seguito questo privilegio fu soppresso. Questa nuova
situazione costrinse molti di loro a convertirsi all'islam, altri alla
rivolta.
La
grande insurrezione bachmurita dei contadini nell’836-
837 nelle terre
del basso delta del Nilo indusse lo stesso
califfo abbasside Al-Mamun a
recarsi in Egitto per reprimere gl'insorti.
Le
conseguenze del sistema fiscale oppressivo e il terrore
che lo
accompagnava provocò un cattivo mantenimento del sistema d'irrigazione,
lo sfacelo delle dighe del Nilo, la riduzione del numero di agricoltori
e delle terre coltivate. Il fatto che nell’858 l'incasso annuale calò
a 3 milioni di dinari, nonostante il raddoppio delle imposte, è segno
evidente
della rovina dell'agricoltura e dei contadini non solo in
Egitto ma in tutto l'Impero, dato che le stesse cause producono gli
stessi effetti.
3.
Sempre secondo questo statuto, sul piano religioso, era interdetta la
conversione d'un musulmano al cristianesimo. Colui che contravveniva a
questo principio era condannato a morte.
Invece
la conversione all'islam era incoraggiata e i cristiani dovevano
accettarla.
4.
Allo stesso modo, l'islam proibiva il matrimonio d'una musulmana con un
cristiano, a meno che questo non si
faccia musulmano. Permetteva invece
il matrimonio d'un musulmano con una cristiana. La maggior parte delle
donne cristiane, sposate con musulmani, finivano per farsi
musulmane,
perché soggette alla pressione sociale nella
stessa direzione. Ed i
figli di queste coppie miste erano musulmani per legge.
5.
Davanti alla giustizia, la testimonianza di un cristiano
contro un
musulmano era inaccettabile. Praticamente,
anche se avesse avuto
ragione, un cristiano non poteva
sperare di vincere un processo contro
un musulmano. Tutto
il contesto socio-politico, religioso e giuridico
era contro di
lui.
6.
Anche nell'abbigliamento, i cristiani erano periodicamente obbligati a
vestirsi in maniera da essere riconosciuti come
tali e soggetti a delle
misure degradanti. Erano obbligati,
per esempio, a portare delle cinture
e dei segni particolari
nei loro vestiti, tra cui i colori diversi
secondo le epoche; ma
questo era in genere blu o grigio per i cristiani,
giallo per gli ebrei, bruno per i seguaci di Zoroastro. Tuttavia, il
vestirsi in maniera distintiva era obbligatorio soprattutto nelle città
perché era difficile per le autorità politiche farlo applicare
nelle
campagne, data l'estensione dell'impero e la scarsità dell'apparato
amministrativo necessario.
Infine,
nell'islam, il potere politico non è separato dalla religione che ne
costituisce il supporto ideologico, e che è
la sorgente della
legittimità dell'autorità dei capi dirigenti.
È per questo che il
potere politico ha sistematicamente
favorito l'islam contro il
cristianesimo e combattuto le lingue nazionali a vantaggio dell'arabo:
il copto in Egitto, l'aramaico
in Siria, in Palestina e nel Libano, ed
il caldeo in
Mesopotamia.Inoltre,
i funzionari cristiani, nonostante la loro competenza ed i servizi resi,
venivano periodicamente licenziati. Così, il califfo abbasside Al
-Mutawakil nell’850
emise un decreto che ordinava il licenziamento di
tutti i funzionari cristiani e ebrei. Allo stesso modo, in Egitto, con
lo stabilirsi della dinastia ayyubide (l169-1250) i funzionari cristiani
furono scacciati dall'amministrazione. Fu così che,
pur di conservare
il posto, un forte numero di cristiani si convertì all'islam.
Questo
sistema religioso, socio-politico, giuridico ed
economico estremamente
duro ha costretto di conseguenza
la maggior parte dei cristiani del
Medio Oriente a passare all'islam per sfuggire alle molteplici
discriminazioni
perpetrate nei loro riguardi. A tutto questo bisogna
aggiungere che sotto il regno degli Arabi, dei Mongoli o dei turchi, la
popolazione e i poteri musulmani hanno periodicamente perseguitato i
cristiani, distrutto le loro
chiese, i loro monasteri e confiscato i
loro beni. E questo ha avuto l'effetto di provocare la conversione
all'islam di un più gran numero di questi ultimi.
Ufficialmente
questo statuto discriminatorio ed oppressivo termina nel corso del XIX
secolo. In Egitto la Jizia fu
soppressa nel 1855 sotto il regno di
Kedive Said. E questo provvedimento fu completato dal Kedive Taufik
Pasha nel
1879 che proclamò il principio di eguaglianza di tutti gli
egiziani senza distinzione d'origine etnica o di religione.
Lo
stesso nell'impero Ottomano, sotto la pressione delle potenze europee e
dei riformatori ottomani, il sultano Abdul Magid, il 3 novembre del 1838
emise il grande editto reale
che introduceva l'era delle riforme
dell'impero e proclamava l'uguaglianza di tutti gli ottomani senza
distinzione di razza
o di religione.Tuttavia,
questo editto e le conseguenti
riforme non modificarono totalmente i
rapporti tra cristiani
e musulmani. Molti di questi ultimi infatti li
considerarono
come un attentato all'ordine sociale e all'islam. Queste
riforme quindi non ottennero perciò l'effetto che sembra scontato.
Sotto molteplici pretesti l'odio provocò dal 1840 al 1897 persecuzioni
e massacri terribili contro i popoli
cristiani dell'impero ottomano in
Libano, in Palestina, in Siria
e nell'Asia Minore. Questo periodo
termina con i massacri
degli Armeni da parte dei Turchi dal 1915 al
1918, massacri
che si estesero in parte ai Caldei e ai quali i Curdi
parteciparono in massa.
È
sufficiente questo insieme di fatti per far luce sui rapporti
tra
cristiani e musulmani durante questo lungo periodo della loro storia.
La
conquista dei paesi del Medio Oriente da parte dell'islam
ha avuto tre
principali gravi conseguenze per i popoli
cristiani di questa area
geografica.a)
Anzitutto, i popoli
cristiani d'Oriente, che erano in maggioranza fino
alla fine dell'lmpero abbasside (750-1258), sono divenuti
progressivamente minoritari nel loro proprio paese con tutte
le
conseguenze politiche, economiche, sociali, culturali, linguistiche e
religiose che la situazione delle minoranze comporta sotto gli stati
musulmani.
b)
Inoltre i cristiani convertiti all'islam, hanno rinnegato la
loro
origine etnica, la loro lingua, il loro patrimonio culturale
e storico
specifico anteriori all'islam. Essi continuano a combattere la
religione, la cultura e la lingua dei loro compatrioti che restano
cristiani.
c)
infine, dopo un periodo di progresso dovuto alle correnti
di
civilizzazione preesistenti alla conquista, l'islam ha
bloccato
l'evoluzione dei paesi del Medio Oriente su ogni
campo e perseguitato il
pensiero razionale. Ora, senza un pensiero razionale e critico per
conoscere il divenire del mondo, indipendente e libero da tutte le
considerazioni ideologiche e politiche per derivare tutte le conclusioni
dovute, non è possibile alcun progresso. E' per questo che
dal XI
secolo fino alla Prima Guerra Mondiale, il Medio
Oriente, culla di
grandi civilizzazioni, è caduto in una decadenza generale in ogni
campo.Tra
il periodo precedente
e quello contemporaneo sul piano religioso,
sociale e
politico, non c'è rottura. L'islam, divenuto la religione
della grande maggioranza della popolazione, mantiene le sue
caratteristiche essenziali, condiziona profondamente le
società del
Medio Oriente e lascia il suo marchio in ogni
campo. Malgrado qualche
sporadico sforzo per migliorare le relazioni tra cristiani e musulmani,
queste restano fondamentalmente conflittuali negli Stati contemporanei
di
tale area geografica.
Gli
Stati del Medio Oriente offrono due caratteristiche
comuni: a)
anzitutto, malgrado la loro grande diversità etnico
e religiosa, essi
sono fondati su strutture unitarie e centralizzate, controllate per la
maggior parte dei casi,
eccetto il Libano, da un gruppo etnico e/o
religioso. Queste strutture statali sono causa di ingiustizie e di
discriminazioni nei riguardi di altri gruppi, in particolare nei
riguardi dei cristiani; b) inoltre, i regimi politici dei paesi di
questa
regione, a parte il Libano fino al 1975 e, in parte, il Kuweit
fino al 1990, si caratterizzano per l'assenza di democrazia, perché
l'islam, che mentalizza, fin dall'infanzia, ad una
visione ineguale del
mondo, condiziona il comportamento umano e così influisce
sull'organizzazione, le istituzioni e le leggi civili. Perciò, il
potere politico mantiene e riproduce le molteplici discriminazioni nei
riguardi dei cristiani di cui violenta i diritti fondamentali.

Speciale
Le
donne in Afghanistan


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