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La famiglia soggetto della pastorale diocesana per i prossimi due anni Dalla Famiglia di Nazareth luce per la famiglia del terzo millennio I Parroci di Fermo a don Enzo Ho avuto fame...l'avete fatto a me Consacrata la chiesa di Padre Pietro Rito di iniziazione alla vita consacrata di suor Maria Sara di Gesù Il sogno di una vita per Dio e l'umanità A Patmos Dal centro Missionario diocesano Con amicizia e familiarità la Curia fermana in visita a Brescia Dall'Irlanda un grazie per l'accoglienza ai giovani della GMG La Chiesa argentina chiede perdono per i suoi "peccati" durante la dittatura militare Essere o avere: una scelta ancora attuale Brevi La storia del Giubileo nei francobolli In
memoria di don Giuseppe Ciuti
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La famiglia come soggetto della pastorale diocesana per i prossimi due anni
Conoscere
la famiglia reale, trovare prospettive teologiche e pastorali, impegnare
le parrocchie, le Vicarie, i Consigli pastorali. Sono questi gli
obiettivi della settimana pastorale diocesana svoltasi a Fermo dal 18 al
22 settembre. Il tema
della famiglia è stato uno dei cinque ambiti di impegno della chiesa
italiana dopo il Convegno di Palermo. Ma è anche il problema più
impellente perché eroso pian piano da una cultura sempre più
scristianizzata. L'Arcivescovo infatti nella introduzione ha ripetuto
con insistenza che "tanta parte di italiani non conosce più
Cristo. Tante famiglie italiane non fanno più battezzare i propri
figli". Il piano pastorale diocesano ha scelto proprio la famiglia come luogo da rievangelizzare e da ricatechizzare per i prossimi due anni. "È alla scuola della famiglia di Nazareth - ha detto l'Arcivescovo - che bisogna ritornare per imparare il silenzio come condizione indispensabile dello spirito, per imparare il bisogno e il valore della preparazione, per imparare l'unità che nasce dall'amore". "Nella famiglia - ha continuato mons. Gennaro - la preparazione religiosa ha un ruolo primordiale: è dolce e insostituibile. A Nazareth poi s'impara anche la lezione del lavoro e dell'impegno. Infine Nazareth insegna che il dolore non è maledizione, ma nella famiglia diventa strumento di unità e di redenzione".
La
Settimana pastorale non è un giudizio sulle famiglie, ma uno strumento
per chiedere ai delegati di ogni parrocchia: cosa si può fare? Come può
la famiglia cristiana, ispirata dal Signore, essere luce e fermento di
ogni comunità? "La
fede - ha detto il vescovo - è buona notizia, e cioè annuncio di una
famiglia inedita". Qualcuno
potrebbe lamentare soluzioni semplicistiche o discorsi vani, ma il
metodo usato - e lo ha spiegato molto bene il prof. Luigi Alici - non ha
la presunzione di elaborare contenuti da immettere nella programmazione
pastorale, ma vuole fornire un metodo di lavoro con il quale ogni
comunità poi si dovrebbe impegnare. "La nostra diocesi - ha detto
il prof. Alici - scrive una pagina nuova accettando la sfida di
rievangelizzare la famiglia e di porla come soggetto e non oggetto della
pastorale. È una nuova pagina gioiosa perché l'esigenza evangelica non
è angosciante, ma è buona notizia". Ed è già buona notizia conoscere che il vangelo non è culturalmente perdente. È già buona notizia rendersi conto che la programmazione pastorale è impegno di evangelizzazione, così come sedersi e progettare una torre prima di costruirla. È già buona notizia il discernimento comunitario, il mettersi cioè tutti attorno ad un tavolo rinunciando ai propri individualismi per scommettere sulla Diocesi e trovare un sentire ecclesiale, come ha ripetuto il Vicario Generale, don Armando Trasarti. È già buona notizia il saper oggi render conto a Dio del sofferto cammino percorso insieme per dare unità alla Chiesa fermana. Infatti come si legge nelle "Imitazioni di Cristo": Che sarà di noi alla sera se siamo così tiepidi al mattino?
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