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La famiglia soggetto della pastorale diocesana per i prossimi due anni Dalla Famiglia di Nazareth luce per la famiglia del terzo millennio I Parroci di Fermo a don Enzo Ho avuto fame...l'avete fatto a me Consacrata la chiesa di Padre Pietro Rito di iniziazione alla vita consacrata di suor Maria Sara di Gesù Il sogno di una vita per Dio e l'umanità A Patmos Dal centro Missionario diocesano Con amicizia e familiarità la Curia fermana in visita a Brescia Dall'Irlanda un grazie per l'accoglienza ai giovani della GMG La Chiesa argentina chiede perdono per i suoi "peccati" durante la dittatura militare Essere o avere: una scelta ancora attuale Brevi La storia del Giubileo nei francobolli In memoria di don Giuseppe Ciuti _____________ La famiglia soggetto della pastorale diocesana per i prossimi due anni Dalla Famiglia di Nazareth luce per la famiglia del terzo millennio I Parroci di Fermo a don Enzo Ho avuto fame...l'avete fatto a me Consacrata la chiesa di Padre Pietro Rito di iniziazione alla vita consacrata di suor Maria Sara di Gesù Il sogno di una vita per Dio e l'umanità A Patmos Dal centro missionario diocesano Con amicizia e familiarità la Curia fermana in visita a Brescia Dall'Irlanda un grazie per l'accoglienza ai giovani della GMG La Chiesa argentina chiede perdono per i suoi "peccati" durante la dittatura militare Essere o avere: una scelta ancora attuale Brevi La storia del Giubileo nei francobolli In memoria di don Giuseppe Ciuti
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Con amicizia e familiarità la Curia fermana in visita a Brescia
Una
Curia formato famiglia. È questo l'obiettivo principale della visita
culturale a Brescia. L'Arcivescovo ha invitato tutti gli operatori degli
uffici di Curia alla mostra sul "Futuro dei Longobardi". Solo in
18 sono partiti. E dopo due giorni di convivenza "forzata" si è
creata un po' di amicizia e di familiarità. Almeno si è stati vicini non
solo per il lavoro ma anche per crescere culturalmente riscoprendo le
radici longobarde dell'Europa. Venerdì
8 settembre ore 5 partenza da Piazza del Popolo. Dopo una giornata
tempestosa, il giovedì precedente, con fulmini tuoni e pioggia a
catinelle, si partiva con la paura di trovare a nord lo stesso temporale.
Per questo alcuni avevano indossato l'impermeabile e preso l'ombrello.
Fortunatamente il tempo è stato sempre sereno. Il viaggio durato quasi
sei ore è passato velocemente. Anche il burbero don Luigi, il segretario
della Curia, si è manifestato simpatico come anche si è manifestato meno
ingessato don Enio, dell'Ufficio matrimoni. Tra una battuta e l'altra del
Vicario generale o di Francesca, impiegata dell'Ufficio Economato, si è
arrivati all'uscita di Brescia-centro dove una Mercedes attendeva il
pullman marchigiano per indicare la strada per il Centro Pastorale Paolo
VI. Enrico, l'autista, aveva già individuato il percorso. Alle
ore 11,30 celebrazione eucaristica presieduta dal Vicario generale. La
festa della Natività della Vergine ha dato modo al celebrante di esortare
gli operatori degli uffici di Curia a comportarsi come Maria nel Cenacolo,
che non si è preoccupata di colpevolizzare quanti hanno ucciso il Figlio,
ma si è rimboccata le maniche e ha messo la sua presenza silenziosa ed
orante al servizio della Chiesa nascente. Dopo
pranzo è in programma la visita al Centro studi "Paolo VI",
quindi alle ore 16 visita al Monastero di Santa Giulia, sede della mostra
sui Longobardi. Lungo il percorso mons. Arcivescovo è fermato da alcune
persone che avevano saputo della visita a Brescia dal giornale. Infatti
"Il giornale di Brescia" aveva un box dal titolo "Le Marche
in visita a Brescia" con una foto di mons. Franceschetti. All'entrata
della Mostra il drappello fermano è accolto dal Sindaco di Brescia,
arrivato sportivamente in bicicletta, e da Agostino Mantovani, presidente
della CAB, Consorzio di banche bresciane. È il dott. Mantovani che
introduce la Mostra. "Brescia ha capito - dice - che non può vivere
solo di un'immagine: quella del tondino. Deve recuperare un'immagine
artistica che pure ha. Così tante banche si sono consorziate perché
convinte che non si vive di sola finanza ma anche di cultura".
"Il sistema - aggiunge - ha bisogno di due gambe: l'economia e la
cultura". La
peculiarità della mostra è la sede stessa: il grande monastero di San
Salvatore-Santa Giulia fondato da Desiderio e Ansa, ultimi re longobardi.
Un luogo che è depositario di testimonianze uniche, dove si misura lo
spessore di memorie e valori non solo locali e dove si coniuga la
dimensione storica con la sua attualità di bene conventuale. Mai era
stata data come qui l'occasione di vedere insieme prodotti di civiltà
tanto diverse, dalle oreficerie e libri anglosassoni a quelli irlandesi;
dalle icone del Sinai alla sorprendente Madonna bizantina, in stucco,
proveniente da un altro monastero fondato da Desiderio e Ansa nella
pianura bresciana. (Cfr Box a lato). Tutto il pomeriggio è stato dedicato
ai Longobardi guidati da Cristina Turconi, competente e giovane guida. La
visita è terminata nella cripta dove fu riposta S. Giulia e dove si
ammira la Croce di Desiderio con più di 200 pietre preziose. Usciti
dal monastero una visita fugace a Piazza delle Logge e a Piazza Paolo VI.
Quindi nella cattedrale di Brescia con la sua cupola preceduta in
grandezza solo da Roma e Firenze. È tutta di marmo di Botticino tanto che
qualcuno l'ha chiamata cava di marmo. È qui il monumento a Paolo VI. Terminata
la visita anche alla cattedrale vecchia si sale in pullman per raggiungere
Nigoline, paese vicino al lago d'Iseo, dove Giacomo, uno dei fratelli
dell'Arcivescovo ha imbandito un'accogliente tavola. Si
ritorna al Centro Paolo VI che è passata mezzanotte. In pullman qualcuno
scherzando chiede: "Allora come riassumeresti Il futuro dei
longobardi?" Risposta: "Io longobarderò, tu longobarderai, egli
longobarderà...". Risata generale e a letto. Sabato
mattina si raggiunge la chiesa di S. Angela Merici, prima chiesa dei
canonici regolari poi diventata chiesa parrocchiale. Ci aspetta mons.
Mario Olmi, vescovo ausiliare, che con poche parole presenta l'opera di
Sant'Angela, fondatrice delle Orsoline. Anche l'Arcivescovo mons. Gennaro,
durante l'omelia insiste su S. Angela quasi sconosciuta nel fermano. È
lei che nel XV-XVI secolo anticiperà il metodo preventivo di don Giovanni
Bosco prendendosi cura delle giovani donne. Sabato è anche il
giorno della visita al museo diocesano. Don Ivo Penteghini,
direttore del Museo e dell'Inventario Diocesano di Brescia, ha
cordialmente accolto il gruppo fermano delineando il significato di un
museo diocesano. "Prima di tutto - ha detto - è importante che la
Chiesa si preoccupi di raccogliere e conservare il proprio patrimonio
artistico. Il Museo diocesano sorge con la preoccupazione di salvaguardare
e di tutelare almeno parte dell'immenso patrimonio artistico della Chiesa.
Preoccupazione non ingiustificata, poiché furti sacrileghi e dispersione
hanno continuamente impoverito ciò che la fede degli avi aveva prodotto
in campo artistico. La Diocesi poi ha
una finalità non solo estetica. Infatti durante la visita al museo si
accompagna la gente in un percorso integrale che si fonda sulla fede
dell'artista e sulla fede di un popolo che ha usato gli oggetti di culto.
Ma c'è anche un altro motivo alla base di un museo: quello di custodire e
conservare il patrimonio delle parrocchie cioè di fare un servizio
pastorale". Nei dieci anni di vita del Museo diocesano di Brescia,
oltre a raccogliere un patrimonio archivistico, si è creato anche un
laboratorio per le suppellettili e le arti minori. Il Museo diocesano
conserva poi la duplicazione di tutti gli archivi parrocchiali. Don Ivo ha
precisato che il fiore all'occhiello del Museo diocesano di Brescia è il
Museo del tessuto liturgico, unico in Italia e con pochi confronti anche
in Europa. Si dispiega in un ex Convento, acquistato dalla Diocesi,
attraverso un'opportuna pannelistica si è curato l'evoluzione storica del
paramenti e si è ricostruito graficamente schemi e moduli decorativi non
immediatamente percepibili nella visione dei tessuti. È dedicato al
figlio più illustre della terra di Brescia: Papa Paolo VI. Una scorsa è
stata alla sezione manoscritti del Museo Diocesano di Brescia. Anche qui
la guida ha mostrato in maniera didattica come avveniva la scrittura dei
manoscritti, come avvenivano la miniature, come si facevano i colori per
poi ammirare i libri corali o altri libri di teologia riccamente lavorati. La bellezza e il
fascino delle opere su cui hanno pregato e lavorato i cristiani non fanno
dimenticare un languorino allo stomaco. Stanchi dei chilometri fatti a
piedi per chioschi e corridoi, accaldati dall'autunno bresciano si
riprende il pullman. Direzione: Provaglio d'Iseo, il paese natale di mons.
Gennaro. Il pranzo prima del ritorno è offerto da Bruno, un altro
fratello dell'Arcivescovo. La moglie di Bruno e due figlie offrono
l'aperitivo e fanno un'accoglienza indimenticabile. Qualcuno, prima di
partire, avendo saputo di una Ferrari nel garage, chiede di provare solo
ad accelerare. Ma sedutosi non riesce neppure a capire i comandi di una
così sofisticata automobile. Prima di risalire in pullman per il ritorno
una visita alla chiesa di Provaglio d'Iseo e all'oratorio parrocchiale.
Una foto-ricordo alla casa-castello di Battista e Miriam. E poi si
riprende l'autostrada per Bologna. Una sosta tecnica e poi a Fermo alle
ore 23. "Ritorniamo coi piedi per terra", ricorda il Vicario
prima di scendere dal pullman. ndg |