150 ANNI: UN ANNIVERSARIO DA NON DIMENTICARE
a) Cenni storici: la Matrice di Serradifalco, Chiesa ducale (a cura del Prof. Salvatore Galletti)
La prima Chiesa Matrice che si ebbe a Serradifalco fu eretta sul Cozzo nel 1653 dal barone Leonardo Lo Faso nel contesto della fondazione del paese.
A causa del deperimento della fabbrica, la Matrice del Cozzo venne rifatta nel 1700 dal duca don Francesco Antonio con alcune modifiche prospettiche, pur conservandosi lo stile seicentesco dell'impianto.
Con l'ampliarsi del paese e resasi ormai inadeguata l'antica Matrice per l'accresciuta popolazione (Serradifalco contava già duemila abitanti) il terzo duca don Leonardo Lo Faso La Grua, figlio di don Francesco Antonio ormai defunto, volle provvedere ad erigere una nuova Chiesa Matrice ampia e maestosa secondo la prerogativa ducale del casato.
I lavori ebbero inizio nel 1740 sullo spiazzo, in parte giardino e in pane nudo ancora, che si estendeva a sinistra del Cozzo. La prospettiva fu orientata verso Nord, in senso opposto a quella della chiesa primitiva.
S'interposero diversi rallentamenti durante lo svolgimento dei lavori della fabbrica della Chiesa Matrice Grande, come popolarmente s'intese distinguere la nuova Matrice. Ma, non più tardi del 1755, la Chiesa fu benedetta ed aperta al culto dal Vicario Curato don Antonino Vaccari per delega del Vescovo di Girgenti.
Originariamente gli altari furono cinque. Sull'altare maggiore fu posto S. Leonardo secondo il titolo della Chiesa e quale patrono del paese. Gli altari laterali, due per ogni parte della lunga navata, furono dedicati al SS. Crocifisso, a S. Pasquale Baylon, a Maria SS. della Concezione ed a S. Francesco di Paola, come si ritrova nei documenti dell'epoca.
Due anni più tardi, il 7 settembre 1757, monsignore il Vescovo Andrea Lucchesi Palli venne a Serradifalco in carrozza per la strada del Cusatino, dopo aver visitato la Chiesa di San Cataldo, per celebrare la sua Sacra Visita Pastorale. Fu una visita breve di appena un mattino, giusto il tempo di rendersi conto della fabbrica della nuova Matrice e di costatare di persona le meraviglie che si dicevano della Chiesa Immacolata e degli stucchi e poi dei quadri d'arte del maestro pittore palermitano don Viro D'Anna. Per un'attenta ricognizione delle Chiese il Vescovo delegò Mons. Brunone che soggiornò alcuni giorni presso di noi.
Sembrò delusa la gente della subita partenza del Vescovo, ma le giuste ragioni non potevano essere conosciute.
Si trattava per la verità di contraria opinione tra il Vescovo e il Duca su certi diritti della Chiesa. In breve: il duca don Leonardo aveva chiesto al Vescovo di eleggere la Chiesa di Serradifalco ad Arcipretura con nominarne titolare un sacerdote amico e protetto. Il Vescovo da canto suo aveva risposto che l'Arcipretura è una istituzione della Chiesa e va istituita quando e come il Vescovo lo ritenga opportuno ed annotando che la nomina dell'Arciprete è di spettanza esclusiva del Vescovo che non può concederla a raccomandazioni. Questo lo stato dei rapporti tra il duca Leonardo Lo Faso ed il Vescovo mons. Andrea Lucchesi Palli nel 1757. E la situazione non mutò sino alla loro mone, quando appunto più ragionevolmente il duca successore don Francesco Leonardo, nipote di Leonardo defunto, ed il Vescovo successore mons. Antonino Lanza di Mussomeli tennero rapporti accomodanti per la istituzione dell'Arcipretura nella Chiesa di Serradifalco.
L'8 luglio del 1771 il Vescovo don Antonino Lanza venne a Serradifalco per celebrare la sua prima Sacra Visita Pastorale e fu ospitato nel palazzo del duca. Egli soggiornò una settimana presso di noi ed ebbe modo e tempo insieme con il duca Francesco Leonardo di riprendere l'antico discorso dell'Arcipretura. Ma non furono soltanto pareri, si venne ad un ragionevole accordo, infatti il Vescovo, tornato nella sua Sede Apostolica di Girgenti, stese la Bolla di erezione della nuova Arcipretura, nominando il sacerdote don Giuseppe Guadagnino primo Arciprete della Chiesa di Serradifalco. Era il 24 agosto 1771. Questo è stato uno dei fatti memorabili della nostra Chiesa.
Nel 1791 la fabbrica fu definita nella sua struttura. Le solennità religiose ormai si celebravano nella nuova Matrice, ma l'interno disadorno era di una semplicità opprimente. Anche la prospettiva articolata in bombature proprie dello stile settecentesco abbisognava ancora di rifiniture architettoniche. Nel 1825 la ditta Ignazio Madonia si aggiudicò i lavori della prospettiva.
Sotto l'arcipretura del rev. don Francesco Lio, il duca don Domenico Lo Faso provvide nel 1811 all'ornamento dell'interno della Matrice con stucchi armoniosi di stile roccocò e con quadri in basso-rilievo: gli Evangelisti disposti alle quattro vele che reggono la cupola;
tré quadri sulla botte del tetto che raccontano episodi biblici; altri quattro quadri, due per cantoria, rappresentano episodi della vita di S. Leonardo, il Buon Pastore e il Signore con il pane in mano, raffigurazione dell'Eucarestia.
Nella cantoria di destra si custodisce la tomba del duca don Francesco Leonardo che ebbe il merito di ripristinare i buoni rapporti con il Vescovo di Girgenti e di ottenere l'istituzione dell'Arcipretura.
Il secondo avvenimento solenne che coinvolse tutta la Chiesa di Serradifalco fu la consacrazione della Chiesa Matrice, nel 1845.
Bisogna premettere che il comune di Serradifalco, come gli altri della provincia di Caltanissetta, costituivano territorio della Diocesi di Girgenti e per questo la nostra Chiesa dipendeva da quel Vescovo.
Soltanto nel 1844 il Papa Gregorio XVI, con Bolla del 25 maggio, costituì la Diocesi di Caltanissetta con sedici comuni, sottraendo-ne tredici a quella di Girgenti, Vallelunga a quella di Cefalù, Marianopoli e Resuttano a quella di Nicosia.
Vescovo della nuova Diocesi fu nominato mons. Antonio Maria Stromillo, nativo di Gorga in provincia di Salerno. Il 5 maggio 1845 mons. Stromillo entrava trionfalmente a Caltanissetta
.Il 9 novembre di quello stesso anno il primo Vescovo di Calta-nissetta veniva a Serradifalco per celebrare la consacrazione solenne della Chiesa Matrice.
Era Arciprete il rev. don Grazio Sferrazza, sindaco don Felice Cacciatore.


b) Dal Diario del Cerimoniere Vescovile:
Novembre 1845
7 - Ingresso solenne a Serradifalco del Vescovo Stromillo proveniente da San Cataldo. .
8 - In mattinata S. Messa e catechesi ai fedeli. Nel pomeriggio esposizione delle Reliquie per la consacrazione dell'altare nella chieset-ta del Collegio di Maria. Canto del mattutino e, dopo, conclusione del digiuno in preparazione alla Dedicazione della Chiesa Madre di domani.
9 - La giornata inizia molto presto e alle 7,30 Vescovo e sacerdoti in sacri paramenti si recano alla Chiesa Madrice attorno alla quale già è presente una discreta folla di fedeli che a vista d'occhio va aumentando. Si chiude la porta della Chiesa dopo che un Diacono è entrato da solo dentro. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo iniziamo la grande fatica della Dedicazione della Chiesa che solo verso le ore 12 si concluderà.
- Sono ben soddisfatto che ogni cerimonia si è svolta con attenzione e che il Vescovo è riuscito a resistere ad un lavoro così lungo. Ed era ben compreso del suo compito mostrando una pietà e devozione straordinaria. Del resto è la prima Chiesa che consacra.
- Primo canto delle Litanie dei santi e per 3 volte giro esterno della Chiesa aspergendone le pareti, ad ogni giro colloquio col Diacono che solo al testo " Sollevatevi porte ed entri il Rè della Gloria"apre la porta ed accoglie il Vescovo e il Clero, restando fuori gli altri.
- Al centro della Chiesa nuovo canto della Litania dei Santi e quindi scrittura sul pavimento dell'alfabeto latino e di quello greco. Qui ci fu un poco di preoccupazione, mentre con la cenere alcuni ragazzi tracciavano per tutto l'ambiente del pavimento una croce a X. Difatti la cenere non era abbondante e si dovette stentare un poco. Poi il Vescovo col Bacolo Pastorale scrisse speditamente ad una ad una le lettere dell'alfabeto latino e, poi, con più speditezza quelle dell'alfabeto greco. Questo mi meravigliò ma non troppo, essendo il Vescovo pugliese e avendo una buona cultura greca e orientale. Anche per questo compiva ben compreso questo rito che simboleggia la Chiesa indivisa, i due polmoni con i quali essa respira.
- Senza difficoltà si svolgono gli altri riti di aspersione, con l'acqua gregoriana, dell'altare e delle pareti interne.
- Andiamo a rilevare le Reliquie. Usciamo dalla Chiesa e ci rechiamo a quella del Collegio di Maria. Si ordina la solenne processione: precede il Vescovo, quindi un Fercolo con le Reliquie e tutto il popolo segue. Non si entra subito in Madrice ma si fa processional-mente il giro delle mura esterne mentre suonano le campane e mentre due grossi tamburi suonati con forza danno colore al momento solenne ed anche disturbo alle orecchie.
- La processione entra solennemente in Chiesa seguita da tutto il popolo e con le preghiere, i canti, le cerimonie si continua la celebrazione. Dopo la riposizione delle Reliquie nell'altare, si consacra quest'ultimo con i sacri olei nelle 5 croci in esso scolpite e poi il Vescovo consacra le 12 croci nelle pareti della Chiesa, facendo acrobazie per giungere con il pollice alla croce, posta a discreta altezza, sollevandosi sopra una scaletta non troppo ferma. Le unzioni vengono accompagnate da incensazione e il fumo dell'incenso si dispande dapertutto. In conclusione, l'altare viene coperto dalle tovaglie e ci si consulta fra preti e Vescovo se sia opportuno concludere la celebrazione a questo punto come prevede la rubrica o, come la stessa rubrica preferisce, celebrare la S. Messa per la prima volta nella Chiesa consacrata. Come era da aspettarsi il pio mons. Stromillo preferisce celebrare la S. Messa proprio perché, dice, tanta Liturgia per consacrare una Chiesa è precisamente organizzata in vista della S. Messa e dell'Eucarestia che in Chiesa pone tutti davanti alla presenza di Cristo vivo e vero.
- E poi in sacrestia il Vescovo smettendo i paramenti sacri diceva che la Chiesa è la casa di Dio e merita di essere così consacrata, ma poi aggiunge che è il cristiano il vero tempio di Dio ed è il cristiano che, consacrato nei sacramenti, deve risplendere con la carità. AMEN.


c) Elenco degli Arcipreti dalla fondazione ad oggi

don Giuseppe Guadagnino 1771-1778
don Antonio Vaccai 1778 - 1789
don Francesco Lio 1789- 1818
don Grazio Sferruzza 1818- 1857
don Pasquale Vaccai 1859- 1863
don Calcedonio Vaccai 1864- 1877
don Gioacchino Cipolla 1885-1891
7 anni di conflittti polico-religiosi con arciprete dimissionario
don Domenico Sferruzza 1898- 1925
don Vincenzo Difrancesco 1926- 1951
don Salvatore Zoda 1951 - 1979
don Antonino Migliore 1979- 1986
don Giovanni Galante. 1986- ....