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Tratto da:www.manciano.info/mitieleggende.php
Manciano - La leggenda di San Leonardo
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Nel 1859 un mancianese di nome Leonardo era rinchiuso
nelle celle del carcere di Orbetello, in attesa di essere condannato
a morte per un delitto che lui non aveva commesso. Il povero uomo pregava
continuamente di poter sfuggire alla fine che lo aspettava. La sera
prima dell'esecuzione il secondino, all'ora di cena, gli servì un pollo
con la testa tagliata che lui rifiutò di mangiare, in quanto era la
vigilia di San Leonardo, il suo protettore, e la voleva rispettare anche
in quell'occasione. Il secondino per deriderlo gli disse che sicuramente
il suo protettore non avrebbe impedito al boia di eseguire la sua condanna;
ma lui, carico di fede, gli rispose: " San Leonardo se vòle, pòle!".
Appena il secondino si allontanò la cella si riempì di una forte luce
e Leonardo sentì una voce che gli annunciò che era libero. La porta
si aprì e le catene che lo imprigionavano, si sciolsero miracolosamente.
Uscì dalla prigione e, senza essere visto da nessuno, si trovò in aperta
campagna. Riuscì a correre via da Orbetello e raggiunse il "Ponticino"
proprio sotto Manciano. Da qui sentiva le campane del paese che lo accoglievano
suonando a festa, entrò in paese e si recò alla Chiesa per ringraziare
il suo protettore. A Manciano le campane suonano ancora oggi a distesa
alla mezzanotte della vigilia di San Leonardo, patrono del paese, che
ricorre il 6 Novembre.
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LA CAMPANA DI SAN LEONARDO |
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| La bella chiesa
cinquecentesca di S. Leonardo si crogiola al sole sulla ripida costola
prativa a monte di Casamazzagno, alle pendici meridionali del monte Spina.
In stile gotico, comprende la navata nella quale sei colonnine di tufo
si rincorrono in leggiadri costoloni intersecatesi a sostegno della volta
massiccia. Corre al di fuori un contrafforte mentre l’abside ha alcune
colonne in rilievo terminanti a capitello. Un’antica pergamena ci tramanda
la cronaca della consacrazione, avvenuta nel 1548 il giorno della festa
del Preziosissimo Sangue, con l’intervento del Vescovo Luca Bisanzio.
Il campanile, decano della valle, ripete lo stile del basamento nelle
finestre archiacute della cella campanaria e probabilmente anche nella
cuspide distrutta dal fulmine il 25 agosto 1841. Nell’occasione vi rimase
uccisa la campanara che, com’è ancora tradizione, suonava per invitare
i fedeli alla preghiera durante un temporale. I rustici fienili sparsi
qua e là sui verdi poggi comelicesi raccolgono ed affievoliscono i rintocchi
della campana posta in sostituzione di quella più antica e famosa che,
un tempo assai lontano, rallegrava con i suoi rintocchi solenni tutti
i paesi del Comelico. Si racconta infatti che, molti anni orsono, sicuramente
secoli, sul quadrato campanile di S. Leonardo v’era una campana assai
rara, artisticamente lavorata, squillante come nessun’altra e armoniosa
tanto da essere dagli altri villaggi invidiata, e non solo della valle.
Viveva in quei tempi oscuri a San Candido in Pusteria un altrettanto oscuro
mercante ebreo che, tanto per non smentirsi, avrebbe ben volentieri ceduto
anche l’anima al diavolo pur d’accaparrarsi qualche moneta in più pel
suo già robusto forziere. Gli capitò l’occasione di portarsi in Comelico
per i soliti commerci, che sempre leciti non erano, ............…. |
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Tratto Da Comelico Cultura http://www.comelicocultura.it/italiano/italiano.htm |
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